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Video/Sacile e il suo primo giorno da “Iostoacasa”

Era una bella giornata primaverile: me lo assicura la mia signora che, in famiglia, è quella che è uscita: per la spesa e per assistere i genitori anziani.
Mi dice che come ti muovevi un po’ sentivi caldo, quel caldino che ti prende di sorpresa quando esci dall’inverno e di colpo è Primavera (quella meteorologica in effetti è iniziata già il primo marzo scorso).

Le chiedo “C’era gente in giro per Sacile?” e mi dice di si, al supermercato soprattutto, qualcuno forse a spasso solo per scranchirsi un po’ le gambe o schiarirsi le idee.

Difficile mantenere le distanze di sicurezza al negozio e qualcuno che si avvicina troppo alla cassiera e viene ripreso, ha ancora il coraggio di abbozzare un sorrisino di quelli che sembrano dire “Hai paura ah?”, senza rendersi conto che quello stesso sorrisino lo qualifica non come eroico, ma come un po’ imbecille.

Qualcuno, di stare dentro in casa non ne proprio più e penso che son loro che mi preoccupano: le donne!
Sono sempre in moto: come fai a tenerle in casa per 15 giorni? Il Coronavirus sarà il banco di prova di tanti matrimoni anche decennali!

Qualcuna si organizza, si fa i suoi conti, raduna perfino qualche amica (poche che sennò, con la distanza di sicurezza, si rischia di sembrare un plotone di cavalleria che avanza) e se và a camminare per i campi. Immagino che tuttosommato il rischio si avvicini allo zero, di certo è ad un tasso più elevato avere una persona sottopressione a casa.

Stasera, tra le 18.30 e le 19, sono andato ad esplorare Sacile girando in auto: volevo capire se avevamo capito, si, se #iorestoacasa è solo uno slogan o se abbiamo effettivamente afferato la complessità della cosa.

Il tabacchino è aperto: mi sorprendono due uomini di mezza età fuori e a debita distanza l’uno dall’altro. Poi ricordo: il negozio non è molto grande e di clienti dentro ce ne sono già abbastanza, per il periodo.

Arriva un ragazzo sui vent’anni, si blocca, ricorda, chiede e si adegua.. per una decina di secondi. Poi si rammenta del distributore automatico e le sigarette le prende li.
Mi chiede anche d’accendere, ma si avvicina con la figura di tre quarti, come si aspettasse da me un cazzotto. Ha capito anche lui che, imbarazzato, mi chiede il fuoco e poi volta la faccia dall’altra parte, anche se è a più di un metro da me.

Piazzo lo smartphone a guardare la strada e parto: all’inizio, in periferia, qualche auto c’è, è in centro che non se ne vede una. L’attraverso tutta da solo, come automobilista ed è una cosa che mi da una piccola, stupida sensazione di potere. Riflessi, imbecilli, da automobilista.

Poca la gente a piedi, giusto qualche trentenne: ne incrocio uno che esce dalla farmacia: ha la mascherina e un sacchettino e un altro venti metri più avanti: non ha protezione e ciondola tranquillo. Forse anche lui si sente investito da una piccola, stupida sensazione di potere. Ma da pedone però.

Al monumento dei caduti quasi mi taglia la strada uno di quei ragazzi motorizzati che consegnano food. Immagino non abbia mai fatto consegne così veloci come oggi e gli perdono la curva larga, è inebriato da tanta scorrevolezza stradale.

Quasi alla fine del mio corona tour vedo alla mia destra il parcheggio di un supermercato. Ancora alle 19, tante auto. Il coronavirus deve avere risvegliato in noi l’atavica paura della fame che fu dei nostri antenati.

Non incrocio pattuglie, probabilmente destinate ad arterie più frequentate, come la statale 13, e del resto Sacile sembra aver capito l’aria che tira.

Non vengo controllato: mi ero comunque premunito: autocertificazione, documento e tesserino dell’Ordine: sto lavorando.
Al vero me la sto anche un po’ godendo.
Non è triste Sacile semivuota e il centro si mostra in tutta la sua bellezza: tutto sembra solo un po’ più pulito del solito.

Denis De Mauro

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