Venezia

Venezia in mano ai cinesi, triste bollettino in laguna

Venezia sta svendendo i suoi negozi e i suoi esercizi commerciali a chi ha possibilità di comprarli cash, ovvero ai cinesi.
I numeri che arrivano dalle chiusure di attività italiane e aperture cinesi nel 2020 sono preoccupanti. E questo fenomeno ovviamente non preoccupa solo i veneti.
La pandemia da covid ha accelerato un fenomeno già presente
Gli ultimi 3 storici bar ad alzare bandiera bianca dalle parte di piazza San Marco sono stati nelle scorse settimane il Da Nini, il Ma Ciao! e l’MQ10.

Tutti e tre i bar hanno dovuto vendere le loro attività a causa del crollo dei fatturati di oltre 80% per colpa della pandemia da covid-19 e delle conseguenti restrizioni che ormai stanno immobilizzando la città di Venezia da oltre un anno. E purtroppo le nuove zone rosse che stanno crescendo a macchia di leopardo in Veneto e su tutta la penisola non fanno certo presagire a una ripresa nel breve. Nell’ultimo anno sono stati addirittura 850 fra bar, ristoranti e hotel a passare dalla proprietà italiana a quella cinese.

La guardia di finanza sta monitorando la situazione anche perché a quanto pare il dato è sottostimato considerando anche le transazione che sono state chiuse in nero senza essere state dichiarate. Al momento quello che emerge è una serie di operazioni che arrivano dalla volontà di singoli imprenditori cinesi ma secondo la GDF dietro potrebbe essere anche la mano lunga della criminalità organizzata. Il turismo made in Italy, sia enogastronomico che relativo all’abbigliamento rischia quindi di perdere di qualità. Sarebbe davvero deprimente vedere le botteghe del vetro di Murano fallire o passare di mano, ma la realtà è questa.

Avanzata cinese in tutta Italia, cosa farà il governo Draghi?
Venezia ovviamente non è la sola città che sta facendo registrare chiusure di attività commerciali che costringono gli italiani a vendere ai cinesi. Interessante anche il futuro di queste attività e in special modo appunto quello di Venezia Ca’ Noghera. Restiamo in veneto, Verona è una di queste ma allargandoci a tutta Italia sono numerose le città d’arte e di turismo, da Roma a Firenze, da Milano a Napoli che stanno vivendo l’invasione cinese nell’economia delle piccole e medie imprese.

Avanzata che avviene anche su società più grandi visto che di recente una quota di Poste Italiane è stata acquistata da una corporation controllata dal governo della repubblica popolare cinese.

Il caso Huawei relativo al 5G che aveva creato non pochi problemi al governo Conte era stato uno dei motivi per i quali l’esecutivo 5stelle era stato additato come filo-cinese. Ma ora con l’arrivo dell’europeista filo-atlantico Mario Draghi le cose cambieranno? E se sì in che direzione. Noi possiamo fare solo delle ipotesi ma poi quello che rimane sotto gli occhi è la realtà di tutti i giorni.

Ovvero di micro-piccoli e medi imprenditori italiani che schiacciati dalla crisi e dalle restrizioni causa covid sono costretti a vendere le proprie attività. Un danno enorme per il tessuto sociale italiano che si fonda proprio su queste attività spesso familiari.
Vi terremo monitorati sull’evoluzione dell’avanzata degli imprenditori cinesi in tutto il nord est del Veneto perché crediamo sia un nostro dovere di cronaca raccontare tutte le sfaccettature del nostro territorio.

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