Venezia

Una domenica in una Venezia che non avete mai visto

Imbattersi in una Venezia surreale è un’esperienza che capiterà, si spera poche volte.
Un viaggio nel cuore della capitale del mondo per bellezza, cultura e anche storia.

I locali serrati citano Fusinato, i vecchi sulle panchine sono sempre più soli, due innamorati sfidano le leggi tenendosi per mano; pesciolini a migliaia occupano i canali vicino San Marco.

Gli unici supermercati aperti diventano occasioni d’incontro, i profumi avvolgono il passante come non può capitare con la massa, i giapponesi sono spariti.
Venezia diventa capitale solo per i veneziani, ora più che mai padroni della città.

Gli effetti del contagio si misurano a vista.
Agenti municipali sorvegliano San Marco, ma non le altre zone della città, che possono essere considerate zone franche.

Venezia Campo San Luca

Alla biglietteria dei vaporetti non serve la mascherina, il vetro antiproiettile ci spiegano, funziona da deterrente.

Palazzo Balbi è illuminato a giorno, qui si lavora per contenere il contagio nella Regione e quindi in Italia. Canal grande è uno specchio che riflette i palazzi veneziani e Rialto resta sempre il ponte più bello. Non c’è l’acqua alta.

Venezia dalla mareggiata del 12 novembre si è ripresa alla grande e il decreto resta a casa paradossalmente la tutela ed è quello che serviva per non farla soffocare.

La sensazione di pace è avvolgente, ma quanto può durare?
Per la città che ha vissuto la tragedia della peste questo coronavirus sembra poca roba.
I veneziani si difendono a casa.

L’unico bar aperto è quello della stazione ferroviaria. Se Marco Polo è andato in Cina, il coronavirus dalla Cina ha raggiunto Venezia.
Venezia combatte e obbedisce: si resta a casa.

Ponte di Rialto

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