Friuli Venezia Giulia

Trieste/Scontro con la Lega sulla proposta dilegge anti violenza: le opposizioni lasciano l’aula

Trieste – La Lega cancella ogni riferimento all’identità di genere, le Opposizioni parlano di voltafaccia e abbandonano l’aula.
E così la proposta di legge anti-violenza, che era stata elaborata dal Comitato ristretto con la condivisione di tutti i partiti, finisce per dividere la III Commissione, riproponendo la contrapposizione tra il Centrodestra e gli altri gruppi politici.

La nuova versione del testo di 27 articoli – che prendeva spunto dalla pdl 127 di Forza Italia e dalla pdl 6 del Movimento Cinque Stelle – passa l’esame della commissione presieduta da Ivo Moras con i voti di Lega, Fratelli d’Italia, Forza Italia, Progetto Fvg/Ar e Regione Futura.
Fuori dall’aula gli altri gruppi, Furio Honsell di Open Sinistra Fvg e il consigliere Walter Zalukar del Misto.

È stata Ilaria Dal Zovo, la consigliera del M5S prima firmataria della pdl 10, a farsi portavoce del malessere delle Opposizioni in apertura di seduta: “Avevamo fatto un ottimo lavoro, ma con questi emendamenti il testo di legge prende una piega diversa che io non comprendo, visto che tutti eravamo d’accordo sul testo uscito dal Comitato ristretto. Cambiando i termini, si stravolge il senso dell’articolato”.

“Mi chiedo – ha aggiunto Mariagrazia Santoro – come mai l’assessore Riccardi non sia in aula oggi, e cosa pensi di questo voltafaccia della Lega”.
“Sono un po’ sotto choc – ha commentato Honsell – perché questi emendamenti mi sembrano una violenza morale nei confronti di alcune persone che erano state audite e lottano su questi temi da molti anni”.

“Di solito si fanno le sottocommissioni per arrivare a un testo condiviso – ha osservato Andrea Ussai del M5S – e non si viene qui per stravolgere tutto. Sono allibito, potevate dircelo subito”.
Sulla stessa linea Simona Liguori dei Cittadini, che è tornata sull’assenza del vicegovernatore Riccardi: “Avevo sempre interpretato la sua presenza qui come garante”.
“Singolare che oggi l’assessore non ci sia”, ha aggiunto Zalukar.

Il dem Roberto Cosolini ha parlato di “questione politica seria”
e ha chiesto e ottenuto dal presidente Moras una sospensione di mezz’ora.
Al ritorno in aula, Dal Zovo ha spiegato la linea scelta dalle Opposizioni: “Non parteciperemo ai lavori della commissione perché è stato violato il clima e il senso di quanto era stato fatto nel comitato ristretto.
Credo che la retromarcia della Lega sia legata al ddl Zan e al polverone che ne è scaturito a livello nazionale.
Non credo che sia una coincidenza l’assenza di Riccardi, penso che l’assessore abbia voluto restare fuori da questa triste vicenda”.

Dal Zovo è poi entrata nel merito degli emendamenti leghisti, contestando “il fatto che sia stato tolto il riferimento all’identità di genere, che peraltro è inserita nella Convenzione di Istanbul che richiamiamo nei princìpi della legge. Non ci piace neanche l’introduzione di parole come origine etnica, credo religioso e nazionalità.
Mi dispiace enormemente perché avevo lavorato molto per arrivare a un testo condiviso.
Così abbiamo fatto perdere tempo a tutti, compresi i tanti soggetti auditi”.

Preso atto della scelta, Moras ha dato il via all’esame degli articoli e degli emendamenti, tutti rapidamente approvati ad eccezione di quelli preparati da Santoro per il gruppo Pd, decaduti per assenza dei proponenti. In uno di questi (articolo 6 bis) veniva introdotto un reddito di libertà “quale misura specifica di sostegno economico alle donne vittime di violenza domestica, prive di mezzi, con o senza figli di minore età”.

Prima del voto finale, Moras ha spiegato il senso degli emendamenti leghisti: “Abbiamo sostituito le parole identità di genere con una formula molto più estensiva – ha spiegato il presidente della III Commissione – che va a comprendere una molteplicità di persone”.
Il nuovo comma dei princìpi, all’articolo 1, recita che la Regione è contraria a ogni forma di discriminazione e violenza contro le persone “legata all’origine etnica, credo religioso, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, disabilità nonché quella perpetuato nei confronti dei soggetti che versano in condizioni di vulnerabilità”.

“È strumentale – ha proseguito Moras, controbattendo alle accuse delle Opposizioni – abbandonare l’aula evitando la discussione su temi che sono all’ordine del giorno anche a livello nazionale. La legge non è stata stravolta ma cambiata in alcune definizioni, per renderle più consone alla volontà politica di questa maggioranza”.

“Anche da parte mia c’è un po’ di amarezza per la mancanza di confronto – ha aggiunto Piccin, prima firmataria della pdl 127, che farà da relatrice di maggioranza al testo di legge – perché sostituendo quelle parole credo si siano voluti ampliare gli orizzonti, e ben venga una tutela estesa a 360 gradi. Questa legge è frutto di un lungo lavoro e la commissione ha ascoltato e accolto alcuni dei suggerimenti dei portatori di interesse. Credo comunque che la discussione sia solo rimandata”.

Anche Edy Morandini, a nome del gruppo Progetto Fvg/Ar, ha auspicato “un confronto franco e non strumentale in aula” dopo aver espresso amarezza per la scelta delle Opposizioni di abbandonare la seduta.

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