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Treviso/Tornano gli Arch_Talk

Dopo il successo delle passate edizioni, tornano gli ARCH_Talk, gli incontri dell’Ordine degli Architetti PPCTV dedicati al futuro e al ruolo dell’architettura all’interno dei processi progettuali contemporanei.

Ad aprire il programma di conferenze e dibattiti del 2020 sarà lo studio berlinese Kuehn Malvezzi fondato da Johannes Kuehn, Wilfried Kuehn e Simona Malvezzi nel 2001.
Designer di mostre, architetti e curatori hanno sempre dimostrato particolare attenzione a musei e spazi pubblici.

L’incontro è fissato per giovedì 30 gennaio alle ore 18:00 presso l’Auditorium Santa Caterina di Treviso.

“Continua la striscia positiva degli Arch_Talk, la serie d’incontri dedicati al futuro e al ruolo della professione all’interno dei processi progettuali contemporanei – dice il Presidente dell’OAPCCTV Marco Pagani – In questi appuntamenti l’obiettivo è di creare un luogo di scambio dove i professionisti del settore possono incontrarsi, sovrapporre le singole esperienze professionali, stabilire una forma di confronto attiva sul ruolo e sulle possibilità dell’architetto. Il modello del TALK ben si presta allo scambio d’idee e opinioni sulla professione, ma anche sul ruolo dell’architettura al giorno d’oggi. Per questo ogni Talk è aperto al pubblico interessato ad approfondire questo tema.

“La lecture – fa sapere Simone Gobbo tra gli organizzatori del Talk – sarà incentrata sul loro approccio all’architettura, in particolare a partire dal titolo READYMADE ARCHITECTURE, si cercherà di esplorare un punto di vista personale degli autori rispetto all’idea di contesto. Il lavoro di Kuehn Malvezzi non aspira alla definizione di uno stile, tende piuttosto alla ricerca di una soluzione specifica per ogni situazione. Questo significa non solo reagire ai contesti, ma lavorare su di essi e crearli.

Potremmo chiamare questo approccio “Costruzione del contesto”. Citando Duchamp, lo studio indica la logica del readymade come strumento di lavoro. Per Kuehn Malvezzi lavorare su un readymade vuol dire lavorare sul contesto e non sull’oggetto. Considerano l’architettura come una forma di “Curatorial Design”: l ́architetto in questa veste usa situazioni esistenti e oggetti come readymades, in modo tale da generare nuove spazialità manipolando i loro contesti.

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