Treviso

Treviso/La banda che importava auto di lusso usate: scoperto un giro d’affari da 8 milioni e mezzo di euro. Al comando una donna

E’ in corso dall’alba di stamani, l’operazione Salone di lusso della Guardia di Finanza di Treviso che ha scoperto un’evasione dell’Iva sul commercio di auto usate di marche importanti che gli acquirenti trevigiani cercavano scontate.
Come ha spiegato in video conferenza il Colonnello Francesco De Giacomo, ad operazione ancora in corso, le Fiamme Gialle hanno sgominato una ramificata associazione per delinquere che si concentrava sull’importazione di auto usate da Francia, Germania, Belgio e Spagna, riuscendo a non pagare l’Iva dovuta nello Stato di partenza e nemmeno in Italia.

Alla guida della banda, una 33enne donna romena da anni trapiantata in Italia e che si avvaleva di 7 complici, 4 connazionali, due albanesi ed un 45enne italiano, (S.M. le sue iniziali), ora arrestati e posti ai domiciliari come lei.
Per tutti, 7 residenti nel trevigiano, l’italiano nel padovano, le accuse di truffa aggravata ai danni dello Stato, falsità ideologica e, ovviamente, associazione per delinquere.
Nella vicenda risultano implicate 6 concessionarie e 5 agenzie Pratiche auto.
Il business era partito con una prima concessionaria aperta a Vedelago, ma si era poi allargato ad altri centri della Marca (l’ultima era a Nervesa della Battaglia).
Si trattava di aziende che si occupavano solo di auto usate e di vendite attraverso le offerte on line.

Imponente il giro allestito dal gruppo: le Fiamme Gialle sono già risalite a 364 clienti (116 solo nel trevigiano, 32 nel veneziano).
L’operatività della banda era tutta trevigiana, ma gli acquirenti, oltre che dal Nord est, arrivavano praticamente da tutta Italia.
Nemmeno il Lockdown aveva fermato i loschi traffici: gli uomini della banda riuscivano comunque a raggiungere i paesi dove compravano le auto anche partendo in 3 o 4 con un unico veicolo, salvo tornare ognuno al volante di un’auto diversa.

Audi, Bmw, Mercedes le marche più gettonate dalla banda che avrebbe importato in Italia oltre 500 auto, per un giro d’affari di 8 milioni e mezzo di euro e con un’evasione Iva di un milione e mezzo.
161 le cessioni già puntualmente ricostruite dalle Fiamme Gialle, per un’evasione pari a 524 mila euro, somma che il Gip ha disposto sia sequestrata agli indagati per equivalente.
Stamani gli uomini della Guardia di Finanza hanno già apposto i sigilli a due appartamenti, (uno a Spresiano, l’altro a Paese; 53 mila euro e 25 auto (9 in un unico capannone delle concessionarie).
Queste ultime facenti parte del parco veicoli importati dall’estero.

All’oscuro di tutto gli acquirenti che non sapevano della falsa immatricolazione (spesso le loro firme venivano falsificate) e che dunque ora non rischiano la confisca del veicolo.
Sono però in corso accertamenti su quelle che sono state le modalità di pagamento da parte degli stessi.

L’indagine era stata avviata dopo una segnalazione arrivata dalla Germania, dove le autorità locali avevano fiutato che qualcosa non andava nel pagamento dell’Iva.
Tutto sommato semplice il meccanismo usato dalla banda: le norme prevedono che l’Iva venga pagata nel paese di partenza se lo scambio avviene tra due società, mentre va versata nel paese di arrivo dell’auto se ad acquistarla è un privato.
La banda riusciva a far risultare che l’operazione fosse da parte di un privato nel paese di partenza e di una società in quello di arrivo (l’Italia), facendo sembrare così di aver pagato il dovuto nell’altro paese.

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