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Il Museo come cura

Treviso/Disturbi cognitivi e demenze curati al Museo

La maggior parte dei programmi di sanità pubblica ha sede nelle scuole, nei luoghi di lavoro e nelle comunità. Allo stesso modo, quasi tutti gli interventi sanitari si svolgono all’interno di ospedali e delle aziende sanitarie. Un’area fino ad ora poco utilizzata per la promozione della salute è il settore del patrimonio culturale, in particolare i musei.

Una serie di evidenze in letteratura, sempre più consolidate, attribuisce alla fruizione dell’arte effetti benefici sulla memoria, sul benessere psicologico e nel contrastare lo stress e la depressione.
La fruizione dell’arte attiverebbe infatti, oltre a singole aree come la corteccia orbito frontale, intere reti cerebrali con effetti benefici multipli e variegati.

Con queste premesse, da diversi mesi, il Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) dell’Azienda Ulss 2 Marca trevigiana sta utilizzando le immagini di alcuni dei quadri più significativi esposti al Museo Bailo quali strumenti di stimolazione cognitiva nei confronti di persone con deficit cognitivi.

I pazienti partecipano agli incontri in piccoli gruppi, insieme ai rispettivi familiari.
La visione dell’immagine pittorica è utilizzata per suscitare nel paziente ricordi, emozioni, giudizi estetici e confronti reciproci.

Seguendo inoltre l’esempio del MoMA Alzheimer’s Project, un’iniziativa del noto museo di New York che si è svolta dal 2007 al 2014 per rendere l’arte accessibile alle persone affette da demenza usando metodologie interattive e un approccio didattico, ieri (giovedì 9 luglio) in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche sui Beni Culturali del Comune di Treviso, si è svolta la prima visita dei pazienti con deficit cognitivi al Museo Bailo, accompagnati dal dott. Maurizio Gallucci, direttore del Centro per i Disturbi Cognitivi e le Demenze (CDCD) dell’ULSS 2 Marca trevigiana, dalla dott.ssa Cristina Bergamelli, psicologa, e accolti al Museo dall’Assessore per le Politiche sui Beni Culturali, dott.ssa Lavinia Colonna Preti.

I pazienti hanno potuto così ammirare direttamente le opere pittoriche già conosciute in fotografia negli incontri di stimolazione cognitiva e magistralmente illustrate, sul posto, dalla dott.ssa Maria Elisabetta Gerhardinger, conservatrice dei Musei Civici di Treviso.

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