Venezia

Tredici sindaci scrivono ai vertici Istituzionali per la sicurezza del medio e basso Piave

San Donà di Piave – Una lettera del Sindaco di San Donà di Piave Andrea Cereser a nome di tutti gli altri 12 sindaci dei comuni del medio e basso Piave è stata indirizzata a tutte le massime cariche istituzionali per sollecitare «la rapida progettazione e realizzazione di tutte le opere di contenimento necessarie per la salvaguardia delle popolazioni, a partire dall’intervento previsto a Ciano del Montello che risulta già finanziato».

La lettera – inviata ai ministri, deputati e senatori veneti, al presidente della Regione Luca Zaia e all’intera giunta, al presidente e ai consiglieri regionali del Veneto e a tutti i loro omologhi delle tre province interessate di Venezia, Treviso, Belluno – mira a far ripartire il dialogo sulle opere di salvaguardia dalle inondazioni del Piave, dialogo per cui i primi cittadini di Ormelle, Ponte di Piave, Fossalta di Piave, San Biagio di Callalta, Cimadolmo, Zenson di Piave, Eraclea, Salgareda, Musile di Piave, Noventa di Piave e Spresiano manifestano la massima disponibilità al confronto «purché questo non diventi causa di ulteriori ritardi poiché la difesa del territorio nazionale contro gli eventi idrogeologici risponde a un pubblico vitale interesse».

In particolare, si fa notare come ad oggi i territori della pianura del Piave, complici sviluppo e demografia, hanno ulteriormente elevato l’esposizione al rischio di subire eventi alluvionali catastrofici, come le piene del 2018 e del 2019 hanno reso evidente, non essendo state fatte quelle opere necessarie per evitare il ripetersi dell’alluvione del 1966 e già individuate dalla commissione De Marchi all’epoca: bacini capaci di trattenere fra i 70 e gli 80 milioni di metri cubi d’acqua e l’adeguamento a 3mila metri cubi al secondo della portata del fiume da Ponte di Piave al mare.

«Nessuno mette in dubbio l’utilità di fare un bacino di contenimento a Ciano del Montello – spiega il sindaco di San Donà di Piave Andrea Cereser – soltanto che da solo non basterà a mettere in sicurezza l’intero basso e medio Piave. I suoi 30, forse 35, milioni di metri cubi d’acqua coprono solo la metà del fabbisogno minimo individuato dalla commissione De Marchi e che nessuno ha mai disconosciuto. Non è quindi una gara su dove localizzare l’opera, perché con questi numeri se ne dovrà comunque fare una seconda. Certo, non spetta ai sindaci decidere dove farla ed anzi noi spingiamo perché si cominci intanto a realizzare quella che è non solo decisa ma già finanziata. Però vorremmo anche che si cominciasse già a pensare anche alla seconda. Noi tutti siamo disponibili da subito ad ascoltare e valutare ogni opzione che ci verrà proposta, ma non si deve perdere altro tempo prezioso, ogni giorno che passa è un giorno sprecato. Non vorremmo che la sicurezza idrogeologica rischiasse di rimanere un dibattito buono solo per i convegni».

La lettera:

Oggetto: Sicurezza delle popolazioni che vivono lungo il medio e basso corso del fiume Piave


In riferimento al tema in oggetto, in qualità di Sindaci che rappresentano le popolazioni del tratto di pianura del fiume Piave, riteniamo importante far sentire la nostra voce in virtù del mandato che abbiamo ricevuto e che ci chiede di tutelare le nostre comunità, a partire dalla loro incolumità.
In esordio rimarchiamo un elemento che deve essere chiaro per tutti: dal 1966 ad oggi i territori rivieraschi del medio e basso corso del fiume Piave sono nelle stesse condizioni di allora rispetto al rischio che si verifichino gli eventi alluvionali che in quell’anno sono stati causa di morte e distruzioni. Anzi, considerando lo sviluppo demografico e infrastrutturale nel frattempo avvenuto, la situazione è anche peggiorata.
Non sono cioè state realizzate quelle opere necessarie per evitare il ripetersi di quei fatti, a parità di condizioni meteorologiche e climatiche, ipotizzando come “tempo di ritorno” quello dei 100 anni, dei quali oltre la metà sono già trascorsi.
Si aggiunge, inoltre, che i “100 anni” sono una semplice ipotesi statistica da considerare sottostimata alla luce dei recenti eventi del 2018 e 2019.
Come si può vedere nella immagine a fianco riferita al 2018, all’altezza di San Donà e Musile di Piave il fiume ha attraversato i centri abitati (oltre 40.000
residenti) ad una altezza di circa sei metri sopra il piano campagna fermandosi a un solo metro dalla sommità arginale che, invece, è stata toccata sia a monte
(Noventa di Piave) sia a valle (Eraclea).
Nella stessa fotografia aerea si può vedere chiaramente come la distanza tra i due argini sia molto ravvicinata: circa 300 metri all’altezza di San Donà e Musile che diventano 150 metri nel tratto a valle (tra Eraclea e Jesolo).
Nel tratto trevigiano, invece, la distanza tra gli argini raggiunge 3.000 metri presso Papadopoli (tra Cimadolmo e Maserada di Piave) e 1.000 metri a Ponte di Piave.
Volendo rappresentare la situazione con una semplice immagine, si può considerare un imbuto con una coppa molto larga a monte di Ponte di Piave che si restringe nell’ultimo tratto di pianura dove, tra l’altro, incontra la difficoltà di riuscire a scaricare a mare visto che spesso l’altezza della marea è superiore a quella dell’acqua portata dal fiume. Si ricorda, infatti, che la Venezia Orientale
è terra di bonifica e che oltre la metà del territorio giace sotto il livello del mare, in alcuni punti di quattro metri.
Si ritiene importante aggiungere qualche numero relativo agli eventi del 2018: all’altezza di Nervesa della Battaglia, cioè dove il Piave lascia il tratto collinare per entrare nella pianura, la portata stimata è stata di 2.800÷3.000 m3 di acqua al secondo, mentre nel 1966 furono calcolati circa 5.000, circa il 70% in più. A valle di San Donà, invece, la portata massima attualmente attribuita al fiume è di circa 2.100÷2.300 m3 /acqua/sec.
È chiaro, quindi, che rimangono validi gli esiti del lavoro della commissione “De Marchi”, istituita dopo gli eventi del 1966 con l’obiettivo di individuare le misure da mettere in atto per prevenirne il ripetersi. In sintesi, si riportava la necessità di due interventi:

1) La realizzazione di bacini capaci di trattenere, per i pochi giorni di evento intenso, complessivamente 70÷80 milioni di m3 di acqua.
2) La ricalibratura del tronco terminale da Ponte di Piave al mare per assicurare un franco di sicurezza lungo tutto l’alveo con adeguamento alla portata di 3.000 m3 /s.
Questi interventi sono sostanzialmente stati confermati da tutti gli studi e i documenti successivi, anche se mai attuati.
Alla luce di quanto esposto, se ne deduce che l’intervento di Ciano di Crocetta del Montello (che dovrebbe trattenere 30÷35 milioni di m3 di acqua) non è sufficiente da solo a rispettare le indicazioni della commissione “De Marchi” (70÷80 milioni di m3 di acqua).
Lo stesso “Piano Stralcio per l’Assetto Idrogeologico dei bacini idrografici dei fiumi Isonzo, Tagliamento, Piave e Brenta-Bacchiglione“ (2012) riporta (pag. 137):
“Fatto salvo il principio che tutte le soluzioni prospettate rimangono comunque ammissibili, per quanto dotate di diverso grado di fattibilità e di convenienza, si ritiene che, nel novero delle soluzioni individuate nel medio corso del Piave, una posizione di assoluta priorità, peraltro meritevole di ulteriori approfondimenti, sia il sistema di casse nelle Grave di Ciano e nel basso corso, il sistema di Casse di Ponte di Piave”.
Il problema di dove localizzare il primo intervento appare dunque secondario, visto che per garantire la sicurezza del basso corso del Piave ne devono essere realizzati due e che quello di Ciano viene confermato.
A nostro avviso, non è competenza dei Sindaci decidere dove realizzare un’opera per la quale in oltre mezzo secolo si sono spesi fior di competenze e di quattrini.
Chiediamo, quindi, che si proceda senza indugio con la progettazione e realizzazione di tutte le opere necessarie per la salvaguardia delle popolazioni, a partire dall’intervento previsto presso Ciano che risulta già finanziato.
L’incolumità delle persone deve sempre essere considerata al primo posto su una scala di principi e di valori. Al tempo stesso, poiché non siamo insensibili alle altre dimensioni in gioco (sociale, ambientale, naturalistica, economica) riteniamo che vi siano oggi gli strumenti per puntare ad un risultato di ottima qualità, capace di tenere conto delle diverse esigenze e produrre il minor impatto
possibile.
Con spirito costruttivo, quindi, inviamo questo contributo manifestando la nostra disponibilità al confronto purché non diventi causa di ulteriori ritardi ricordando, con le parole del prof. De Marchi, “che la difesa del territorio nazionale contro gli eventi idrogeologici risponde a un pubblico vitale interesse”.
Che è esattamente il compito principale di un politico e di un amministratore della cosa pubblica, a qualsiasi livello.
Confidando di aver espresso in maniera chiara la nostra posizione, ringraziamo per l’attenzione e porgiamo distinti saluti.
A nome e per conto dei Comuni di Ormelle, Ponte di Piave, Fossalta di Piave, San Biagio di Callalta, Cimadolmo, Zenson di Piave, Eraclea, Salgareda, Musile di Piave, Noventa di Piave, Spresiano.

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