Veneto

Supera l’asportazione di un tumore ma muore per un’infezione: la Procura apre un fascicolo

Ha superato un delicato intervento chirurgico, ma gli è stata fatale una “massiva” infezione all’intestino che i medici hanno scoperto solo tre settimane dopo, nonostante accessi al pronto soccorso e visite sollecitati dal paziente e dai familiari per i dolori indicibili che doveva sopportare senza soluzione di continuità: Massimo Rodeghiero è spirato dopo una via crucis lunga un mese e mezzo.

Riscontrando l’esposto della moglie, rivoltasi a Studio3A-Valore S.p.A. per fare piena luce sulla tragica vicenda, il Pubblico Ministero di Padova, dott.ssa Luisa Rossi, ha aperto un procedimento penale per omicidio colposo in ambito sanitario, al momento contro ignoti, sulla morte del 67enne di Selvazzano Dentro, avvenuta il 5 maggio 2022 al Policlinico di Abano.

Il magistrato ha anche disposto l’autopsia per accertare le cause del decesso: l’incarico sarà conferito giovedì 12 maggio, alle 12.15, negli uffici della Procura di via Tommaseo, al medico legale dott.ssa Sindi Visentin e l’esame sarà effettuato l’indomani, venerdì 13 maggio, alle 18, al Policlinico.
Alle operazioni peritali parteciperà anche, come medico legale di parte, la dott.ssa Alessandra Rossi, messa a disposizione da Studio3A-Valore S.p.A.

Rodeghiero combatteva da un anno contro un carcinoma al colon e si era sottoposto a cicli di chemioterapia e radioterapia per ridurre la massa tumorale ed essere sottoposto a un intervento di asportazione.
Operazione che ha avuto luogo il 21 marzo 2022 al Policlinico di Abano Terme, durata nove ore, in cui medici, oltre ad apportare il tumore, hanno praticato al paziente anche la stomia provvisoria e alla fine riuscita.

Il 67enne è stato dimesso il 31 marzo, anche se fin da subito lamentava dolori al retto e gli erano capitati episodi di vomito, ma i dottori sostenevano si trattasse di normale decorso post-operatorio.
Presto però la situazione si è aggravata, l’uomo ha iniziato a vomitare le feci, e il 2 aprile è stato ricondotto al Pronto Soccorso del Policlinico aponense, è stato nuovamente ricoverato ed è rimasto in ospedale fino al 5 aprile, per poi essere nuovamente dimesso in quanto la Tac sarebbe risultata negativa: le problematiche erano associate dai medici a un mal funzionamento della stomia.

I dolori però persistevano, anzi, erano diventati ingestibili, tanto che il 7 aprile i familiari hanno contattato il chirurgo che lo aveva operato, il quale prima gli ha prescritto per telefono delle supposte, e poi l’11 aprile lo ha richiamato al Policlinico quando la moglie lo ha informato che la stomia ancora non funzionava.

Anche stavolta tuttavia, dopo un’ispezione rettale, il medico non ha rinvenuto nulla di anomalo non riuscendo a spiegarsi la ragione di tante algie.
Vedendo però il paziente debilitato, ha deciso di inviarlo al Pronto Soccorso per uno screening completo.
Dopo la bellezza di 8 ore trascorse in una barella in astanteria, senza aver ricevuto alcuna visita e da solo, in quanto i familiari non potevano stare con lui per via delle norme anti-Covid, all’alba del 12 aprile Rodeghiero è stato ricondotto nel reparto dove era stato operato, in un calvario ormai senza fine.

Finché, il 14 aprile, i medici della Terapia intensiva, dove era stato nel frattempo ricoverato, hanno chiamato a casa i congiunti spiegando loro che stavolta la Tac aveva evidenziato una infezione massiva all’intestino, che avevano avviato la terapia antibiotica e che quella sera stessa avrebbero proceduto a un’ulteriore operazione per capire meglio la natura della sepsi.
Il responso non è stato affatto buono: i dottori hanno comunicato ai familiari che il loro caro si trovava in uno stato di shock settico con con gravissima compromissione di tutti gli organi.

Da allora sono iniziati altri giorni di alti e bassi, piccole riprese e ricadute, con in mezzo, il 21 aprile, alla scoperta di un’altra sacca infetta, un ulteriore intervento di pulizia durante il quale il paziente è andato in arresto cardiaco ed è stato salvato per miracolo.
Rodeghiero è rimasto ricoverato due settimane in terapia intensiva, tenuto in coma farmacologico con graduali tentativi di ridurre la sedazione, nei quali il 67enne riprendeva coscienza riuscendo anche a dire qualche parola alla moglie ammessa al suo capezzale.
I medici hanno anche tentato di cambiare antibiotici, ma la mattina del 5 maggio il suo cuore e il suo fisico devastato hanno ceduto.

Sconvolta dal dolore, non riuscendo a capacitarsi sul perché quell’infezione, nonostante i dolori lamentati dal marito, non fosse stata individuata prima, e nella convinzione che, se non fosse stata trascurata fino ad aggravarsi in modo irreversibile, suo marito forse sarebbe ancora vivo, la moglie di Rodeghiero ha quindi deciso di andare fino in fondo, si è rivolta a Studio3A e ha presentato un esposto chiedendo all’autorità giudiziaria di verificare eventuali profili di responsabilità in capo ai sanitari che hanno avuto in cura il paziente al Policlinico di Abano, di acquisire le cartelle cliniche e di disporre l’esame autoptico che sarà fondamentale per dare qualche risposta. Istanze come detto riscontrate dalla Procura patavina con l’apertura di un fascicolo e i primi provvedimenti.

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