Curiosità

Slums Dunk/L’Academy che insegna il basket ed educa alla vita

Per Bruno Cerella, in forza alla Umana Reyer Venezia ed ex Olimpia Milano, il basket non è solo sport ed ecco perché, insieme a Tommaso Marino, ex capitano di Ravenna che ha militato nella Montepaschi e ora gioca nello Scafati Basket (Salerno), nel 2011 ha deciso di dare vita all’associazione Slums Dunk, grazie all’attività della quale il basket diventa uno strumento di educazione alla vita, molto spesso capace di aiutare a salvare migliaia di ragazzi dalla strada e da situazioni di difficoltà estrema.


In più di 10 anni, i due amici e tutte le persone che negli anni si sono unite alla onlus e che collaborano con essa, hanno dato vita a cinque Basketball Academy in alcune tra le periferie più degradate del mondo: due in Kenya, due in Zambia, una in Argentina e un progetto avviato da poco più di un anno in Cambogia.
Finora oltre 5.000 ragazzi e ragazze under 18 sono stati coinvolti nelle attività dell’Academy che comprendono non solo il gioco con la palla a spicchi, ma anche momenti di istruzione, incontro e confronto.

La Academy in Argentina: il giving back di Bruno Cerella alla sua città natale.
È a Bahia Blanca, in Argentina, dove Bruno Cerella è nato 35 anni fa, che Slums Dunk nel 2018 ha aperto una delle sue Academy.
Fino a qualche mese fa si trattava di un campetto dove più di 200 tra ragazzi e ragazze dai 6 ai 18 anni, seguiti da istruttori locali formati da Slums Dunk, hanno imparato i fondamentali del basket oltre ad alcune nozioni di primo soccorso per curare piccoli infortuni che possono accadere sul campo.


“Bastano due canestri e un campo per accendere la magia del basket, ma se ci si ritrova a giocare anche in un posto bello per gli occhi è ancora meglio – spiega Bruno Cerella – La decisione di dare un nuovo volto al campetto, che è il cuore della nostra Academy, è nata durante il lockdown di marzo 2020, per dare anche un segnale di ripartenza”.
Affidati alla mano di un artista locale, i coloratissimi murales uniscono le diverse culture dove Slums Dunk è presente: i colori vivaci richiamano l’Africa, una frase in italiano ricorda il paese dove la Onlus ha sede e l’inglese è la lingua con cui principalmente si comunica all’interno delle Academy.
Sono poi raffigurate delle mani, che sono lo strumento fondamentale per chi gioca a basket, volutamente bianche come simbolo di unione tra i popoli.


“Lo sport è una grande opportunità̀ di crescita e riscatto personale – continua Bruno – Grazie al basket, mi sono realizzato come uomo e come professionista e con Slums Dunk ora voglio restituire anche alla città dove sono nato quello che lei mi ha dato, offrendo ai giovani che ancora vivono qui un’opportunità per crescere e scoprire che il basket non è solo gioco, ma condivisione, unione e formazione.
Credo che lo sport riesca a trasmettere valori importanti, come il rispetto, la disciplina e l’amicizia, fondamentali anche per la vita futura di questi ragazzi”.

Coming Soon: la Basketball Academy in Cambogia e il progetto di riqualificazione a Milano.
In casa Slums Dunk fervono i preparativi per altri progetti, uno in Asia e l’altro a casa nostra, a Milano. “Pensiamo in grande e puntiamo ad avere (almeno) un’Academy in ogni continente. Grazie all’intraprendenza di una giovane giocatrice di basket cambogiana che vive in Italia che ci ha contattato durante il lockdown, abbiamo iniziato i lavori per costruire un’Academy a Phnom Penh, in Cambogia.


Covid-19 permettendo, quest’estate vorremmo recarci di persona per vedere come procedono i lavori e per fare formazione ai ragazzi che poi diventeranno gli istruttori di basket e seguiranno i ragazzi quotidianamente – continua Bruno – Non ci dimentichiamo però dell’Italia e di Milano, la città dove Slums Dunk ha la sua sede.
Stiamo definendo le ultime formalità burocratiche per la riqualificazione di alcuni campetti in altrettante aree di periferia. Si tratta di spazi spesso degradati che vogliamo sistemare, per farne luoghi di incontro e condivisione al servizio dei ragazzi e della città di Milano.
Manca davvero poco e speriamo che in molti vogliano sostenerci in questa nostra nuova avventura!” conclude Cerella.

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