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Si stacca un pezzo dal lampione e trafigge un bambino, ma la Municipalizzata non intende risarcire

Si stacca un pezzo di plafoniera da un lampione e ferisce seriamente ad una gamba un bimbo, ma per la municipalizzata del Comune la colpa è dei genitori che hanno fatto uscire il figlio – sotto casa – durante il lockdown.
E’ questo il contenuto della lettera con cui il legale dell’Azienda Servizi Municipalizzati Tione di Trento ha respinto la richiesta di risarcimento presentata dallo Studio3A per la mamma e il papà di un bambino di soli 10 anni (all’epoca ne aveva 9), rimasto vittima di un assurdo incidente avvenuto alle 19.30 del 9 maggio 2020.

Il piccolo stava giocando in strada, una via interna, a due passi, nel vero senso della parola, dalla palazzina dove risiede con la famiglia – una sorta di cortile condominiale, quando ha perso il controllo della sua bicicletta finendo contro un lampione della pubblica illuminazione.
Se la sarebbe cavata con qualche graffio se non fosse che un pezzo del corpo illuminante si è staccato piombandogli addosso: un distacco che non si sarebbe dovuto verificare, tanto più con un urto modesto come quello prodotto da un velocipede con in sella un ragazzino.

Sta di fatto che il grosso pezzo della copertura in vetro, precipitando, si è conficcato peggio di un coltello nella coscia sinistra del piccolo, oltrepassando la cute fino a incidere il muscolo.
Sono seguiti momenti di panico, con il bambino che urlava insanguinato, subito soccorso dai genitori, allarmati dalle sue grida, e da altri residenti.

Il bimbo è stato portato in ambulanza al pronto soccorso dell’ospedale di Tione di Trento dove è stato sottoposto a un delicato intervento di sutura profonda e medicazione e quindi dimesso con una prognosi di 15 giorni, che poi però è stata ulteriormente allungata di altre settimane.
Il piccolo infatti è poi dovuto tornare ripetutamente in ospedale per controllare la ferita e rimuovere i punti e si è dovuto sottoporre a diverse visite specialistiche: gli è comunque residuata una invalidità permanente non trascurabile, senza contare il grave danno estetico causato dalla estesa cicatrice.

L’episodio e la sua dinamica sono incontestati, vi sono svariati testimoni che hanno visto la scena del povero bambino con il pezzo di vetro piantato sulla gamba, e che hanno anche evidenziato come quella plafoniera già in precedenza fosse danneggiata e anche altri lampioni della via necessitassero di urgente manutenzione.
La testimonianza di uno di questi abitanti è stata acquisita anche dai carabinieri della locale stazione di Tione, chiamati l’indomani dal padre del bimbo, così come il giorno dopo sono intervenuti in sopralluogo gli agenti del corpo di polizia locale delle Giudicarie, che hanno pure transennato l’area adiacente per evitare altri incidenti.

I genitori del ragazzo, come consigliato dai vigili, hanno segnalato il grave fatto all’ufficio tecnico del Comune, ma nei mesi seguenti le loro richieste non hanno praticamente sortito riscontri.
Perciò i genitori si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A. che ha esaminato tutta la documentazione disponibile, convenendo sul fatto che l’urto di una bicicletta non poteva in alcun modo aver causato la rottura della plafoniera alla sua sommità, anche solo per la distanza tra la base del palo dove si è verificato l’impatto e la cima, che ne avrebbe ulteriormente smorzato l’effetto.
A meno che il corpo illuminante non fosse già lesionato per altre ragioni, ad esempio il ghiaccio, nel qual (e molto verosimile) caso il velocipede avrebbe solo contribuito a disincagliare il frammento già parzialmente staccato dal resto, determinandone la caduta.

Emergendo chiaro che a monte dell’infortunio c’era una grave carenza di manutenzione, sia ordinaria sia straordinaria, della cosa in custodia, ossia il pubblico lampione, Studio3A ha chiesto i danni in particolare all’Azienda Asm che ha in gestione, appunto, la pubblica illuminazione comunale.
L’azienda inizialmente ha fornito le coperture assicurative e la sua compagnia di assicurazione ha aperto un sinistro e a novembre ha anche fatto sottoporre il ragazzino a una visita dal proprio medico legale, il quale però lo ha rimandato a un successivo accertamento dopo sei mesi non ritenendo ancora stabilizzate le lesioni: ma quella chiamata non è più arrivata.

E di fronte ai solleciti di Studio3A, la municipalizzata ha risposto denegando qualsiasi responsabilità, sostenendo, contro ogni evidenza, che “non era dimostrata la dinamica attraverso cui il minore si sarebbe procurare le lesioni”, e asserendo di non essere “mai venuta meno agli obblighi contrattuali in merito alla manutenzione ordinaria dei vari lampioni ubicati sul territorio in ragione dello specifico contratto di servizio con il Comune di Tione di Trento”.

Ma ciò che più ha amareggiato è che l’avvocato dell’Azienda Servizi Municipalizzati è arrivato ad affermare, testuali parole, che, “anche alla luce delle norme restrittive in vigore, al tempo dei fatti, a causa dell’emergenza pandemica da Covid-19, che nel concreto prevedevano specifiche limitazioni alla libertà di movimento dei cittadini, andrà in ogni caso certamente soppesato l’apporto causale derivante dalla responsabilità dei genitori ex art. 2048 Cod. Civ. a quanto effettivamente verificatosi”.

Una neppure troppo velata “minaccia”, oltre che “indelicata”, priva anche di fondamento, perché il 9 maggio 2020 si era già entrati nella Fase 2 della pandemia ed erano consentite passeggiate e attività fisica purché all’interno del proprio comune di residenza.
E che però dà ancora più forza a Studio3A e ai suoi assistiti per far valere le proprie ragioni, andando anche per le vie legali se fosse necessario.

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