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Virus foto di lucrezia-carnelos

Si muore “di” o “con” il Coronavirus?

“Non si muore più di: cancro, infarto o altre patologie: solo coronavirus”.
“Hanno veramente rotto il caz.. Adesso ..ogni morte colpa del virus”.
“Ricoverato per PIÙ patologie dopo due settimane muore… titolo: coronavirus! Ma smettere di fare allarmismo?”.

Sono alcuni commenti estrapolati da articoli che rimbalziamo su Facebook.
Non sono gli unici e il senso è sempre lo stesso: chi è già malato di suo, non muore “di” coronavirus ma “con” il coronavirus.

Non abbiamo mai risposto, finora, ne a questi ne a commenti più pesanti o di segno opposto: ognuno è libero di pensarla come preferisce anche se, in alcuni casi, gratuite offese allegate al pensiero debole un po’ ci hanno infastidito.

Non risponderemo nemmeno stavolta, limitandoci a raccontare una brevissima storiella che forse chiarirà il nostro pensiero (e spero quello di molti dei nostri lettori).


Non sapeva nemmeno lui bene come, ma da un po’ di tempo Franco si trovava nella scomoda posizione di chi guarda il baratro standoci con la punta delle scarpe sopra e il tacco ancora sulla solida terra.

Una posizione che gli dava anche un po’ fastidio: avrebbe voluto trascinare indietro le sue scarpe, sentirle di nuovo punta e tacco sopra qualcosa di solido.

Era vecchio, Franco, ma aveva ancora qualcosa da dire, gente da vedere, voglia di spendere del tempo.

Alle sue spalle arrivò Mario, non proprio un amico, ma un conoscente che gli toccò appena la spalla, come per richiamarne l’attenzione.

Tantò bastò, purtroppo, a Franco, per perdere l’equilibrio e cadere nel baratro.
Niente più tempo per lui o gente da vedere e nulla più da dire.

Un vero peccato, pensò Franco precipitando: senza quella toccatina alla spalla forse sarei riuscito a stare in bilico sul baratro ancora un po’.

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