Venezia

Sentenza Giudice di Pace di Venezia contro compagnia assicurativa che disconosceva modulo constatazione amichevole

Se il modulo cosiddetto “Cid” è sottoscritto da entrambi i conducenti coinvolti in un sinistro, se è compilato in modo chiaro e se la dinamica descritta è per di più supportata da testimoni, non vi è motivo di metterne il dubbio il contenuto.

E’ una sentenza importante quella del Giudice di Pace di Venezia, dott.ssa Paola Malvisi, perché riafferma l’efficacia probatoria di un documento molto utilizzato da quanti rimangono coinvolti in incidenti stradali con danni materiali e lesioni non gravi, il modello per la constatazione amichevole previsto dalla Convenzione per l’Indennizzo Diretto (il Cid appunto), in base alla quale ciascuna impresa di assicurazione aderente agisce come mandataria di ogni altra, versando direttamente ai propri assicurati il risarcimento dovuto in nome e per conto della compagnia del responsabile, che poi le rimborserà la somma.

Parliamo di un incidente risalente a oltre 7 anni fa, al 6 luglio 2013.
Un oggi 52enne di Camposampiero sta procedendo, incolonnato dietro ad altri veicoli, in via Caposile in comune di San Donà di Piave con la sua Ford Focus assicurata con Genertel, e a un certo punto mette la freccia per svoltare a sinistra, ma viene colpito sulla fiancata sinistra dalla Peugeot 406, assicurata con la compagnia Helvetia, condotta da un oggi 48enne di Feltre che stava sorpassando i mezzi in coda.

Nessun dubbio sulle responsabilità dello scontro, infatti i due automobilisti compilano e firmano il modulo Cid.
Quando però si tratta di risarcire il proprio assicurato, Genertel liquida solo una minima parte dei danni e non intende andare oltre: 1.500 euro per quelli materiali al veicolo, a fronte di una spesa di oltre 2000 euro, e appena 850 euro per le lesioni fisiche riportate.

Il danneggiato, per essere assistito, si è affidato a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha cercato in ogni modo di trovare un accordo stragiudiziale, ma ha trovato di fronte un muro.

La cosa è finita davanti il Giudice di Pace di Venezia che ha dato ragione piena al ricorrente anche sul quantum, riconoscendogli, sulla base della consulenza medico legale, un danno biologico per oltre 4mila euro, somma peraltro incrementata di un ulteriore 12% in ragione del danno morale, per un totale di 4.540 euro, tutte le spese mediche sostenute e, tra le altre, anche quelle per l’assistenza nella fase stragiudiziale.
Un risarcimento complessivo per 11.592,89 euro, a fronte dei soli 2.350 che gli erano stati versati prima.

Helvetia è stata condannata a corrispondergli la differenza, 9.242,89 euro, più anche le spese per le consulenze tecniche medico legali e quelle di lite, in tutto quasi (ulteriori) 3.500 euro.

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