Pordenone

Sanità pordenonese/Il Direttore Generale ammette le difficoltà

“Grazie per questa occasione di confronto trasparente, utile per fare sintesi dei problemi ma che mi offre anche l’opportunità di ringraziare tutti gli operatori che in questo periodo hanno messo in capo le proprie energie psico-fisiche per contrastare l’emergenza Covid-19, un lavoro che ha portato il sindaco di Pordenone a offrirci il sigillo della città, una delle massime onorificenze del Comune che ho traslato al Santa Maria degli Angeli”.

È quanto affermato dal direttore generale dell’Azienda sanitaria Friuli Occidentale (Asfo), Joseph Polimeni, illustrando alla III Commissione del Consiglio regionale le politiche di Asfo sulla gestione del Coronavirus durante la Fase 1 e le azioni da attuare nelle fasi successive dal punto di vista sanitario-ospedaliero e territoriale.

Il discorso è stato poi ampliato dalle domande dei consiglieri sulla comunicazione agli amministratori locali delle scelte strategiche dell’azienda; sui tempi delle liste d’attesa; sulle assunzioni e licenziamenti di personale medico, infermieristico e dirigenziale; sulla situazione delle sale operatorie; sulla Residenza sanitaria assistenziale (Rsa) di Sacile; su presente e futuro dell’ospedale di Pordenone, tanto dell’attuale quanto di quello in costruzione; sugli investimenti che si intendono indirizzare verso l’hub ospedaliero di San Vito al Tagliamento-Spilimbergo piuttosto che i presidi per la salute di Sacile e Maniago; sui pediatri di libera scelta per l’area pedemontana.
E, non da ultimo, sullo sciopero indetto per domani, venerdì 24 luglio, di tutto il personale dell’Azienda sanitaria, pur garantendo i servizi essenziali.

“Da marzo a maggio, il baricentro è stato ospedaliero – ha spiegato Polimeni – con il potenziamento dei letti di terapia intensiva e sub-intensiva, creando reparti Covid e aree di triage.
Questa esperienza ci ha insegnato quanto sia importante l’integrazione professionale e multidisciplinare in ambito ospedaliero, esperienza che dovremmo sfruttare per creare piattaforme assistenziali multidisciplinari. Ora stiamo accompagnando la prima fase verso il contesto territoriale, dove spero non venga a mancare lo spirito di collaborazione e dove, con i sindaci, c’è un rapporto di confronto importante”.

La Rsa di Sacile è stata individuata come la più idonea a ospitare persone positive al Coronavirus, asintomatiche o che presentano scarsi sintomi (paucisintomatiche), che però non possono essere curate a domicilio o in altre strutture.
“Perché tra ospedale e domicilio – ha sottolineato il direttore – c’è la necessità di una struttura di cura intermedia e la Regione, per il Pordenonese, l’ha individuata appunto nella Residenza sacilese, dove il paziente può essere accompagnato nella fase di dimissione.
Inoltre, ci fosse una riacutizzazione della situazione, che oggi sembra sotto controllo, non possiamo farci trovare sguarniti senza una struttura di riferimento dove ospitare questi pazienti fragili.
Non intendiamo collocarli uno qui e uno là, ma tenerli sotto controllo con un processo dedicato”.

Altro argomento, l’ospedale nuovo di Pordenone con oltre 500 posti letto e 12 sale operatorie, “dove per nuovo non si intende solo come struttura, ma anche come occasione di valorizzazione delle professionalità, acquisizione di strumentazione nuova, mettere in sinergia l’assetto organizzativo e migliorare i percorsi. Inoltre non sono previsti solo padiglioni, ma una Cittadella della salute che sarà attivata entro la prossima estate”.

“C’è un masterplan per il futuro del Santa Maria degli Angeli, ma molto generico.
La nostra intenzione, invece, è capire bene come agire in accordo con l’Amministrazione comunale, come trasformare in particolare due o tre padiglioni attuali per i quali sono già previste delle attività a supporto del nuovo ospedale e anche se poterne abbattere alcuni, cosa che auspico perché è una zona molto cementificata e potremmo recuperare aree verdi.
L’importante è mantenere la caratteristica di ospedale per acuti”.

“Il futuro della sanità – ha aggiunto – non può essere ospedalo-centrica, la presa in carico deve essere territoriale.
Il nuovo ospedale dovrà essere completato anche con una forte riorganizzazione territoriale o avremo sempre accessi al Pronto soccorso e ricoveri inappropriati”.

“Il personale è una criticità”, ha quindi ammesso Polimeni, direttore generale dell’Asfo dal 1 gennaio scorso. “Ho trovato un Piano attuativo locale (Pal) già deciso e approvato anche dalla Conferenza dei sindaci all’unanimità, entro il quale mi devo muovere.
Comunque è in corso una valutazione per definire le dotazioni organiche sulla base dei fabbisogni reali”.

Ciò che più manca, per Polimeni, è una dotazione adeguata dal punto di vista qualitativo, di specificità e abilità che vanno garantite in modo più uniforme.
“L’organigramma va implementato – ha aggiunto – nel senso che vanno responsabilizzate di più le figure dei dirigenti sanitari.
Su 3.900 dipendenti Asfo, più della metà sono infermieri e operatori socio-sanitari (Oss)”.
Quanto ai primari, si è appreso che i tempi tecnici per nominare un primario sono lunghi, minimo 5 mesi.

“I concorsi a tempo indeterminato per il settore sanitario li fa l’Agenzia regionale di coordinamento per la salute (Arcs) – ha poi specificato il dirigente. E io, sempre ove emerga un bisogno reale, sono per una politica di reclutamento a tempo indeterminato.
Abbiamo una graduatoria Arcs per gli infermieri da cui possiamo attingere, ma non c’è per gli Oss, la cui graduatoria non sarà disponibile prima di marzo-aprile 2021.
Ecco perché, per tamponare le criticità, dobbiamo procedere con assunzioni a tempo determinato”.

Polimeni ha quindi reso note le assunzioni (37) già avvenute a tempo determinato di infermieri sino al 31 dicembre 2020, oltre a proroghe (13) e acquisizioni (8) di Oss interinali, proroghe di infermieri (7), autisti (6) e ostetriche (5) tutti interinali. Ma anche proroghe (21 Oss) e assunzioni (18 infermieri e 10 Oss) in programma a breve, sempre nelle more della definizione del Piano di fabbisogno delle risorse umane. “L’Azienda vuole combattere il precariato spinto”, ha ribadito.

Quanto al Piano di recupero dei tempi di attesa, “dopo il lockdown si sono accumulate delle prestazioni – ha ammesso.
L’Azienda sta cercando di garantire le priorità e ha eliminato le liste chiuse, non tollerabili, ma abbiamo delle criticità sulle prestazioni programmate e, soprattutto, sulle visite oculistiche.
Io credo molto nella partnership con il settore privato accreditato, che dispone di flessibilità che il pubblico non ha.
Perciò abbiamo rinnovato il contratto con il policlinico di San Giorgio e rimodulato le attività che compriamo dal privato accreditato per permettere l’abbattimento dei tempi d’attesa.
Non riusciamo a garantire tempi brevi per tutte le prestazioni e su questo, effettivamente, dobbiamo lavorare”.

Infine, all’ospedale di San Vito si dovrà intervenire con un progetto per rivedere la situazione del triage del Pronto soccorso, oggi sottodimensionata; la chirurgia di Spilimbergo presenta delle criticità che dovranno essere corrette all’interno del nuovo atto aziendale; in merito ai due presidi ospedalieri per la salute di Sacile e Maniago, ex nosocomi convertiti in strutture territoriali dove non vi è più la degenza per acuti né il Pronto soccorso, la cosa importante è conferire loro una specializzazione; a settembre sarà attivato un punto di primo intervento a Maniago, ma è anche vero che, dati gli scarsi accessi sulle 12 ore e le poche sicurezze fornite da queste strutture, l’auspicio è che la Regione possa rivedere il Piano di emergenza-urgenza e la loro utilità.

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