Pordenone

Sacile/Torna alla Soprintendenza l’antica spada medievale ritrovata nel Livenza

Stamani, giovedì 30, alle 10:30, a Sacile, nel Salone d’Onore di Palazzo Ragazzoni, alla presenza del Sindaco Carlo Spagnol, dell’Assessore Regionale alla cultura e allo sport Tiziana Gibelli, del Comandante Provinciale Carabinieri Col. Luciano Paganuzzi, del Comandante del Nucleo per la Tutela del Patrimonio Culturale (TPC) di Udine, Magg. Lorenzo Pella, è avvenuta la consegna alla Soprintendente Archeologia Belle Arti e Paesaggio (ABAP) del Friuli Venezia Giulia, Dott.ssa Simonetta Bonomi, della spada medievale sequestrata in un’abitazione privata di Sacile nel maggio del 2017 dai militari del Reparto dell’Arma dei Carabinieri specializzato nelle attività di prevenzione e repressione dei reati commessi a danno del patrimonio culturale.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Pordenone e condotta anche grazie alla preziosa collaborazione della Stazione Carabinieri di Sacile, ha interessato l’ambito della ricerca clandestina di beni culturali ed è culminata in una perquisizione domiciliare che ha consentito il rinvenimento, oltre ché dell’arma bianca, di vario materiale archivistico, tra cui due tomi risalenti al XVIII secolo, un documento manoscritto e cinque antifonari membranacei risalenti al XVI secolo, già restituiti alla Parrocchia di San Nicola Vescovo di Sacile.

La spada in particolare, che i Carabinieri del Nucleo TPC di Udine avevano accertato fosse stata rinvenuta dall’illecito possessore nei fondali del fiume Livenza, era stata sottoposta ad immediato expertise da parte della SABAP FVG, che ne aveva stabilito l’originalità e il particolare pregio, contestualizzandola nel territorio sacilese. Di particolare interesse per rarità e pregevole fattura, si tratta di un esemplare di spada a una mano con elsa a bracci diritti e pomo a disco decorato a niello databile al XIII secolo.

Tale tipo di manufatto non trova frequenti riscontri, poiché sono rari i contesti duecenteschi che hanno restituito una spada integra, trattandosi di oggetti legati allo status del possessore, che non venivano mai eliminati in modo indifferenziato, bensì trasmessi all’interno della famiglia nobiliare di appartenenza (qualora non seguissero il destino del possessore nella sepoltura), o al limite rifusi.

I particolari dell’elsa e della punta

La spada è stata oggetto di un accurato restauro sostenuto e diretto dalla Soprintendenza ABAP ed effettuato da una specializzata di Padova. L’intervento di ripulitura e consolidamento ha permesso la messa in luce dello sguscio centrale (scanalatura che corre nella parte mediana della spada, nota anche come “colasangue”), ma anche del puntale del fodero in ferro con rivestimento di stagno, evidenziando particolari interessanti sotto il profilo estetico, quali la decorazione del pomo costituita da una croce, forse affiancata da una sigla, effettuata ad agemina con lamina d’oro. Durante il restauro si è provveduto ad analizzare le numerose tracce organiche presenti sulla lama, sui bracci e sull’immanicatura, campionate ed esaminate dal Laboratorio di Archeobiologia dei Musei Civici di Como. Una campagna di analisi in microscopia ha restituito le caratteristiche generali della spada, dotata di un fodero in cuoio costituito da un’anima in legno di faggio utilizzato anche per l’immanicatura.
Il detentore dei beni sequestrati è stato ritenuto responsabile dei reati di violazione in materia di ricerche archeologiche e impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato previsti e puniti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio e oggi sottoposti a un regime sanzionatorio più gravoso alla luce della recente riforma legislativa che ha inserito nel Codice penale un nuovo titolo dedicato ai delitti contro il patrimonio culturale, composto da 17 nuovi articoli, con i quali punisce, con pene più severe rispetto a quelle previste per i corrispondenti delitti semplici, il furto, l’appropriazione indebita, la ricettazione, il riciclaggio e l’autoriciclaggio e il danneggiamento che abbiano ad oggetto beni culturali.
I Carabinieri del Nucleo TPC di Udine ricordano che, ai sensi della normativa vigente, l’attività di ricerca di reperti archeologici – la cui proprietà è dello Stato – e, più in generale, di tutti i beni culturali tutelati dalla legge, è riservata al Ministero della cultura che può dare in concessione a soggetti pubblici o privati l’esecuzione di tali attività. Al contrario, nel caso di rinvenimento fortuito, lo scopritore dovrà, entro le successive 24 ore, farne denuncia in alternativa al Soprintendente, al Sindaco della località ove è avvenuta la scoperta o all’Autorità di Pubblica Sicurezza, tenendo conto che la legge prevede anche la corresponsione di un premio da parte dello stesso Ministero.
Nel caso specifico, l’auspicio della SABAP FVG di Trieste sarebbe quello di poter esporre il prezioso manufatto presso il Museo Archeologico del Friuli Occidentale di Torre di Pordenone, dove verrebbe conservato e valorizzato per la fruizione pubblica, a disposizione della comunità per motivi di studio e di arricchimento culturale.

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