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Il POliteama Rossetti di Trieste

Sacile/Il Piccolo teatro in trasferta a Trieste

Secondo appuntamento di formazione questa settimana per il Piccolo Teatro città di Sacile che prosegue il percorso sperimentale “Le Voci del Teatro: incontri con i protagonisti davanti e dietro le quinte”, inaugurato con successo qualche settimana fa nell’atelier di Claudia Contin Arlecchino a Pordenone, come ideale completamento del progetto “50 Anniversary” che promuove occasioni di divulgazione teatrale, grazie al sostegno particolare della Regione Friuli Venezia Giulia e della Fondazione Friuli.

Il secondo appuntamento studiato per l’occasione si svolgerà a Trieste domenica 16 febbraio, dove il Piccolo Teatro guiderà un gruppo formato da componenti della Compagnia (attori, tecnici, collaboratori) ed appassionati di teatro, che avranno modo di conoscere più da vicino il lavoro del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, entrando con una visita didattica al Politeama Rossetti di Trieste.

L’occasione è data dall’allestimento in scena de “La casa nova”, commedia goldoniana prodotta per questa stagione dal teatro Stabile del Veneto.
Il gruppo, che sarà guidato da Paolo Quazzolo, docente di Storia del Teatro all’Università di Trieste, grazie alla sinergia dell’Ateneo con il Teatro Stabile proprio su queste proposte formative, potrà dunque conoscere non solo la storia e le caratteristiche tecniche del teatro e dei suoi spazi scenici, ma anche accedere al palcoscenico, vedere da vicino allestimenti e accorgimenti scenografici, cogliere davvero il “dietro le quinte” dove viene costruita ogni recita dello spettacolo.

Al termine della visita, il gruppo potrà infine godere in platea della commedia, avendo quindi modo di apprezzare il risultato di questa nuovissima produzione, nella quale la Compagnia dei Giovani dello Stabile veneziano è affiancata da alcuni importanti nomi del teatro nazionale, come Piergiorgio Fasolo, Stefania Felicioli, Valerio Mazzucato e Lucia Scheriano. Particolarmente raffinato l’allestimento firmato dal regista Giuseppe Emiliani, che coniuga l’amore per la tradizione della drammaturgia goldoniana ad una messinscena che, grazie anche alle tecnologie più d’avanguardia, saprà “trasportare” il pubblico nella più suggestiva Venezia del Settecento.

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