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La II Commissione presieduta da Budai (Lega) (foto Acon)

Regione/Agriturismi ok, ma servono controlli

È un conflitto storico, quello tra la ristorazione alberghiera rispetto agli agriturismi, con una non secondaria differenza anche dal punto di vista fiscale.
Il mondo dell’agriturismo, che negli ultimi 10 anni ha registrato il maggiore trend di crescita sia come posti letto sia come pasti erogati, è un valore aggiunto per l’attrattività locale e va sostenuto, ma i controlli sono necessari perché le leggi esistono e vanno rispettate, altrimenti tanto varrebbe decidere di abrogarle.

La pensa così Enzo Marsilio (Pd), che ha chiesto la convocazione della II Commissione consiliare – presidente Alberto Budai (Lega)

  • per un’audizione con l’assessore alle Risorse agroalimentari, Stefano Zannier, per parlare appunto dell’attività di controllo sulle imprese agrituristiche del Friuli Venezia Giulia da parte della Regione.

Il sistema dei controlli a queste aziende non è semplice – ha ricordato Zannier -, in quanto la loro esecuzione è attribuita all’Ersa dalla legge regionale 8/2004, anche se in materia di vigilanza era intervenuta ancora prima la Lr 25/1996. L’Ersa ha l’obbligo di effettuare annualmente controlli su almeno il 20% di tutte le aziende iscritte nell’apposito elenco. Ai Comuni compete, invece, la vigilanza sul rispetto dei limiti e delle modalità indicati nella Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) e sul permanere delle condizioni per l’esercizio dell’attività agrituristica e sull’utilizzo dell’insegna, materiale illustrativo, pubblicitario, etc.

Uno dei punti nodali dell’attività agrituristica è che deve essere svolta in maniera complementare con l’attività di coltivazione del fondo. Non da meno, le ore lavoro impiegate nel lavoro agricolo devono essere superiori a quelle impiegate nell’attività agrituristica di ristoro e/o alloggio.

Per la verifica, prima di recarsi in azienda è necessario un attento esame documentale: verifica Scia o autorizzazione del Comune iniziale, eventuali loro variazioni, subentri o cambio di titolare e/o ragione sociale. Per la parte prettamente agricola si consulta il Sistema informativo agricolo nazionale (Sian) – a cui non è così semplice accedere, ha fatto presente Zannier -, da cui si ricava il fascicolo aziendale dell’azienda con le indicazioni delle superfici coltivate e della consistenza del bestiame.

In azienda e in campo si verifica la corrispondenza fra quanto dichiarato nel fascicolo aziendale e colture effettivamente presenti (bestiame per le aziende zootecniche), elementi necessari al calcolo delle ore agricole. Nell’agriturismo i controlli continuano con la compilazione di una checklist appositamente predisposta per la verifica dell’attività dello
stesso: alloggio e/o ristoro, esposizione targa, menù con i prezzi e la provenienza dei prodotti, registro dei corrispettivi, numero camere e/o appartamenti, posti a sedere per il ristoro, rispetto delle giornate di apertura autorizzate, rispetto dei posti letto e bagni accessibili per disabili.

I controlli successivi (calcoli sulla prevalenza delle ore lavoro e sulla percentuale delle materie prime) sono svolti in ufficio.
Al termine si predispone un decreto, comunicando l’esito del controllo a tutti i soggetti interessati (azienda, Comune o Uti, Cciaa e direzione Agricoltura). In caso di mancato rispetto della prevalenza, si invia copia per conoscenza alla direzione provinciale dell’Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza.
Il Comune di pertinenza (o Uti) a seconda della gravità della violazione riscontrata può disporre la sospensione dell’attività agrituristica da un minimo di 10 a un massimo di 30 giorni, o addirittura può decidere di far decadere l’esercizio. In caso di controdeduzioni da parte dell’interessato, è richiesto all’Ersa un parere tecnico definitivo prima di procedere con le sanzioni.
In questo caso si attua un supplemento istruttorio con verifiche documentali ed eventuale sopralluogo in campo o in azienda.

L’assessore ha quindi fornito i dati sui controlli effettuati dal
2012 al 2018:

2012: 568 agriturismi, 96 controlli, 15 rilievi (11 per mancato rispetto prevalenza agricola, 4 per superamento valori percentuali di acquisto prodotti a uso preparazione alimentare);
2013: 591 agriturismi, 74 controlli, 17 rilievi (12 per mancato rispetto prevalenza agricola, 5 per superamento valori percentuali di acquisto prodotti a uso preparazione alimentare);
2014: 610 agriturismi, 69 controlli, 10 rilievi (mancato rispetto utilizzo tempo/lavoro e valori percentuali di acquisto dei prodotti a uso di prevalenza agricola);
2015: 643 agriturismi, 41 controlli, nessun rilievo;
2016: 656 agriturismi, 72 controlli, 3 rilievi (2 per mancata prevalenza agricola, 1 non conformità senza sanzione),
2017: 657 agriturismi, 78 controlli, 6 rilievi (3 attività sospese, 1 chiusa immediatamente e 2 senza sanzioni);
2018: 671 agriturismi, 83 controlli, 7 rilievi (1 attività chiusa immediatamente, 1 sospesa e 4 senza sanzioni).

Dai dati – ha fatto presente l’assessore – emergono in particolare due riflessioni: il rilievo maggiore ha riguardato il mancato rispetto della prevalenza agricola; vi è una costanza delle non conformità sul numero delle aziende controllate pari a circa il 7%. Abbiamo introdotto un algoritmo che permette di razionalizzare i campionamenti, evitando i doppi controlli alle aziende che non hanno registrato problemi e al contempo tenere sotto controllo le altre, secondo una metodologia utilizzata dall’Unione europea per controllare chi usufruisce di aiuti comunitari.

Chi deve fare il controllo del 20% delle attività agrituristiche deve anche avere le capacità di farlo – ha aggiunto Marsilio -.
La prevalenza deve essere quella del reddito dato dall’attività agricola rispetto al reddito dato dall’attività agrituristica.

Per Franco Mattiussi (FI) gli agriturismi sono un plus che la Regione deve sostenere, però dovrebbe essere data loro la dignità di impresa, oltre al fatto che andrebbero riconsiderate le differenti regole a cui devono sottostare le strutture alberghiere e i ristoranti rispetto agli agriturismi ad esempio per quanto attiene la presenza di piscine o quanto alle figure impiegate in cucina. Inoltre anche le sanzioni dovrebbero competere all’ente terzo, non essere poste in capo ai Comuni.

La legge 96 del 2006 non può essere scavalcata – ha detto l’assessore Zannier – ma possiamo verificare i nostri margini di azione, in particolare per quanto attiene i controlli, dove dovremmo migliorare la campionatura e cambiare il meccanismo della certificazione, perché modificare solo la percentuale degli interventi non è sufficiente. Non dobbiamo poi sottovalutare che l’agriturismo possiede un particolare appeal verso l’utente, e il turista in particolare, perché sebbene non sia sempre vero, lo si percepisce come mondo tipico e tradizionale locale.

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