Home -> Prendi nota -> Recovery Fund/Miliardi sulla sanità italiana, ma per ora i medici non sono stati interpellati

Recovery Fund/Miliardi sulla sanità italiana, ma per ora i medici non sono stati interpellati

Pioveranno miliardi sulla Sanità italiana e le aspettative sono tante, sia da parte dei veri protagonisti della questione, ossia medici, associazioni di categoria, società scientifiche, che non sono state interpellate nella elaborazione della bozza del Recovery Plan, sia dai cittadini che sperano in una vera rivoluzione sanitaria delle cure e dell’assistenza. Per i medici urge comunicare quello che servirà per cambiar pagina ed aprire un nuovo capitolo della sanità del prossimo futuro.
Dalla rete territoriale all’organizzazione ospedaliera, all’assistenza territoriale e domiciliare, dal potenziamento delle
file degli operatori sanitari alla digitalizzazione in sanità.
Per discutere e fare chiarezza sugli stanziamenti sulla sanità, sulle necessità e sulle possibilità reali dell’Italia, Motoresanità.it ha organizzato il webinar “Recovery fund, investimento in salute e sostenibilità futura del Ssn”.

Il Piano Nazionale italiano per l’uso del Recovery Fund europeo per accedere al Next Generation UE prevede uno stanziamento su più voci per la sanità alla quale saranno destinati 19,7 miliardi dei fondi complessivi.
La missione si articola in due componenti: “assistenza di prossimità e telemedicina” a cui sono destinati 7,9 miliardi in totale e “innovazione dell’assistenza sanitaria” che assorbirà 11,8 miliardi.

“Stiamo parlando di un piano approvato dal Consiglio dei Ministri che dovrà andare in Parlamento e poi anche ad un confronto ulteriore con le parti sociali, quindi parliamo ovviamente di qualcosa che può cambiare, anche per via della situazione politica – ha spiegato Brando Benifei, Europarlamentare.
Vedremo cosa succederà dato che oggi sappiamo che c’è un governo dimissionario che può solo disbrigare gli affari correnti per come sono le cose, ma vedremo come evolve la discussione sul piano di ripresa e vedremo come verrà anche migliorato il lavoro con le parti sociali e con il Parlamento.
Sarà importante che chi governa, chiunque sarà, riesca a utilizzarla al meglio”.

I medici di medicina generale hanno più volte ribadito il bisogno della medicina generale di un sistema più strutturato a livello di personale e di strumentazioni (tecnologie) per assicurare le più efficaci cure e la migliore assistenza al paziente.
“Lo ribadiamo anche in questa occasione – si è appellato Claudio Cricelli, Presidente Nazionale SIMG – perché è importante far operare 46mila medici di medicina generale, aggregarli in strutture che funzionino sul territorio e che intercettino le esigenze dei loro assistiti.
Per fare questo è necessario il potenziamento stimato in circa 90 mila unità, della dotazione di personale sanitario, e penso alla figura dell’infermiere, e di personale di segreteria, per un investimento annuale stabile di 3,8 milioni.
E poi sono necessarie strutture adeguate per esercitare la professione sanitaria e anche infrastrutture digitali”.

I medici internisti ospedalieri ambiscono ad un modello ospedaliero «a fisarmonica».
“Ossia che si allarga e si restringe a seconda delle necessità – ha spiegato Dario Manfellotto, Presidente FADOI. Inoltre, di fronte alla drastica riduzione del numero dei posti letto ospedalieri, tutte le Regioni, sulla base delle indicazioni ministeriali, dovrebbero attivare un piano che stabilisca minuziosamente il numero di posti letto, Covid e no, di ciascun ospedale, da incrementare o ridurre a seconda dell’andamento del contagio.
Apprezziamo il fatto che nella bozza appena divulgata del Recovery plan sia citata espressamente la Medicina Interna, con queste parole: “è necessario colmare le carenze relative sia relativamente ad alcune figure specialistiche (in particolare in anestesia e terapia intensiva, medicina interna, pneumologia, pediatria) sia nel campo della medicina generale”.

La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri esprime la necessità di avere progetti adeguati, concretezza e progettualità adeguate.
“Sarà necessario potenziare il personale sanitario – ha avanzato Giovanni Leoni, Vicepresidente Nazionale FNOMCEO – e avere una condivisione delle informazioni.
La condivisione delle informazioni è qualcosa di fantastico tra il territorio e l’ospedale, la base è dunque la possibilità, al netto delle implementazioni del fascicolo sanitario elettronico di cui si parla da moltissimo tempo,
di trovare un linguaggio comune per quanto riguarda i dati del laboratorio, trovare un sistema universale per quanto riguarda le radiografie. Persino tra gli ospedali le cartelle elettroniche sono differenti.
Speriamo di essere coinvolti nella bozza del Recovery Plan per portare le nostre proposte”.

Lascia un Commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.I campi obbligatori sono evidenziati *

*