Venezia

Purina di Portogruaro/Il premio da 2500€: non elargizione ma contrattazione sindacale

Non ha fatto piacere, alla Segreteria regionale COBAS NORDEST – CONF.SAFI, il nostro articolo intitolato “Purina Portogruaro: premio di 2.500 euro ai dipendenti” pubblicato lo scorso 1° aprile e dedicato ad un premio riconosciuto dall’azienda (che fa capo a Nestlè) ai suoi lavoratori.

Il sindacato mette i puntini sulle “i” e sono puntini, in effetti, importanti: il premio di 2500 euro non è da mettersi in relazione con l’attuale fase covid, trattandosi invece del risultato di una trattativa sindacale maturata molti anni or sono.
Un accordo aziendale di 2° livello che vide tutti i sindacati presenti in azienda richiedere un premio maggiorativo rispetto a cio’ che prevede il contratto aziendale, un premio ottenibile solo a fronte di precisi obbiettivi, anno per anno.

Un premio riconosciuto alle maestranze dello stabilimento Purina di Portogruaro da oltre 15 anni.
Nello specifico relativo al 2020, anche il frutto di una ulteriore trattativa del 2018, con definizione triennale degli importi, sempre per obiettivi, in crescendo per il 2018, 2019, 2020 per € 2300, 2400, 2500 lordi modulati su 5 voci (gli obbiettivi) in % da raggiungere.

Trattativa dettata dall’incremento di output richiesto, al bisogno, da Nestle Purina al servizio di esigenze di mercato diventate via via più volatili.
In soldoni, afferma il sindacato, tutt’altro che un regalo, per operatori che già lavorano in turni impegnativi e ai quali sono stati chiesti, all’occasione, straordinari a scapito di giornate di riposo.

COBAS NORDEST – CONF.SAFI sottolinea poi come la Pandemia non abbia portato ad alcuna fermata produttiva dello stabilimento portogruarese: l’articolo faceva riferimento però ai siti produttivi dell’intero Gruppo Nestlè e nella prima parte dell’articolo stesso (Si tratta del bonus più alto degli ultimi anni che l’azienda, in accordo con le Organizzazioni Sindacali, ha voluto corrispondere nella sua totalità nonostante l’andamento negativo del mercato, fortemente segnato dalle difficoltà della pandemia) si precisa come si sia trattato del frutto di un accordo sindacale.

Il sindacato, al quale è sembrato di essere stato derubato di un importante, innegabile obbiettivo raggiunto, riconosce come l’azienda abbia pagato anche 300€ che non erano dovuti (un piccolo obbiettivo non raggiunto).

Se poi lo stabilimento di Portogruaro non ha patito le conseguenze toccate ad altri siti produttivi dovute alla Pandemia, non possiamo che rallegrarcene, ma, ribadiamo, l’articolo riguardava l’intero gruppo e non solo Purina Portogruaro, come si legge chiaramente.
In queste altre righe sottolineiamo comunque le differenze con Portogruaro che forse non erano chiare nel primo pezzo.

Diverso il punto di vista del sindacato anche per quanto concerne lo smart working che Nestlè ha deciso di abbracciare per i suoi colletti bianchi.

“Attenzione cari lavoratori ad essere felici di ciò, scrive il sindacato, perche’ uscire dal posto di lavoro fisico, alla lunga sara’ un autentico boomerang e rischierà di essere il primo passo ad ulteriori delocalizzazioni, che, se prima erano a livello produttivo, ora toccano pure il livello impiegatizio e burocratico.
Una volta appurato che il lavoratore, a casa, puo’ svolgere la sua attivita’ senza essere fisicamente a lavoro, non ha bisogno di confrontarsi coi colleghi “de visu” e magari, sfora pure gli orari dando ampia disponibilita’, potrebbe succedere cio’ che e’ successo nei call center: delocalizzazione”.

Continua la nota sindacale: “Lo abbiamo vissuto purtroppo come sindacato in prima linea: le aziende prima hanno concesso che le centraliniste smistassero le telefonate in arrivo da casa o da call center estranei all’azienda, poi hanno semplicemente deciso che i call center era meglio averli in altri paesi, anche extra Ue, ovviamente dove il costo del lavoro è inferiore”.

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