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Presentati a Treviso i robot del futuro che collaborano con l’uomo

Forema, in collaborazione con UNIS&F, ha organizzato un incontro sulla robotica collaborative nelle imprese manifatturiere venete
Non sostituiscono completamente l’uomo, “rubandogli” il lavoro, ma lo affiancano, sgravandolo da alcune mansioni e imparando sul campo. Sono i robot di ultima generazione. O meglio i Cobot, nome che sta per “robot collaborativi”.
E sono stati al centro di un incontro, ieri a Treviso, organizzato da Forema, in collaborazione con UNIS&F: negli spazi del UNIS&F Lab di via Venzone, sono stati presentati i risultati di un progetto di ricerca, promosso dall’università di Padova, per valutare l’impatto di queste nuove tecnologie nei contesti produttivi.

Oggi, i Cobot costituiscono solo il 3% di tutti i robot industriali venduti, ma rappresentano una delle strade innovative su cui si sta muovendo il settore. “Il cobot è certificato per lavorare accanto all’uomo senza protezioni e barriere, perciò, a differenza di un robot trazionale, che è pericoloso, può condividere le operazioni e lo spazio con l’operatore umano”, spiega Giulio Rosati, professore ordinario di Meccanica applicata alle macchine e Robotica industriale, del Dipartimento di Ingegneria industriale dell’ateneo di Padova, uno dei coordinatori del progetto, denominato Colog (Collaborative Logistics).

“Si tratta di sistemi comunque costosi – afferma il professor Rosati – e che hanno una produttività relativamente bassa, proprio perché, stando vicino all’uomo, non possono esprimere velocità importanti. Bisogna dunque valutare caso per caso se c’è un ritorno economico in tempi rapidi, come per l’automazione tradizionale. Dall’altro lato, offrono delle opportunità: ad esempio, il fatto di non dover automatizzare completamente un certa fase di lavorazione, lasciando all’operatore magari la parte più complessa e perciò più costosa da automatizzare, e demandando invece al robot quella più semplice”.

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