Pordenone

Pordenone/Si discute sul futuro del Padiglione A del vecchio ospedale

“In attesa della completa attivazione del nuovo ospedale di Pordenone, per cui è stata prevista la conclusione dei lavori entro il 31 dicembre di quest’anno, resta al centro dell’attenzione il futuro del vecchio nosocomio, composto da sei padiglioni realizzati alla fine degli anni Sessanta. Nelle ultime settimane si è aperto il dibattito sull’opportunità di ripensare la prevista demolizione del padiglione A con la contestuale realizzazione di una struttura da 50 posti letto per le cure intermedie, lavori per i quali la Regione ha stanziato 11,5 milioni di euro”.

Lo riporta in una nota il capogruppo dei Cittadini in Consiglio regionale, Tiziano Centis, che in merito ha depositato un’interrogazione alla Giunta Fedriga.

“La decisione di demolire il padiglione A, per altro opera di pregio architettonico progettata dall’architetto pordenonese Nino Donadon – spiega Centis – non convince una significativa parte dell’opinione pubblica cittadina, che ha palesemente manifestato il desiderio di non abbattere tale edificio chiedendo, invece, una nuova valutazione delle sue future funzioni degli spazi”.

Il consigliere afferma che la proposta a suo tempo avanzata “sollecita una riflessione, in quanto non basta sviluppare un nuovo ambito da 50 posti per le cure intermedie.
La pandemia ci ha ulteriormente dimostrato come, in caso di emergenza, ci sia l’assoluta necessità di disporre in tempi rapidi di spazi ampi e flessibili, con entrate e uscite indipendenti.
E il padiglione A, strutturato su più piani, con tre lati perimetrali liberi per eventuali interventi, risponde pienamente a tali esigenze”.

“Per quanto riguarda il post acuzie (cure intermedie) – aggiunge Centis – si presentano in genere più fattori che non possono essere trattati allo stesso modo, per cui i 50 posti devono avere caratteristiche diverse (da qui la necessità di più spazi a cui il padiglione A risponde in maniera consona): spazio riabilitativo da tempi contenuti, propedeutico a un rientro in famiglia; spazio riabilitativo più lungo causa patologia; spazio di ospitalità in attesa che la famiglia si organizzi per accogliere il paziente, reduce da una malattia invalidante, per la quale l’abitazione e le persone vicine dovranno affrontare un nuovo status; spazio di attesa (che in alcuni casi può essere anche lungo) in vista di un successivo inserimento in abitazione protetta come case di riposo, di cura eccetera”.

“Alla Giunta – conclude l’esponente dei civici – oltre a una riflessione sul padiglione A per giungere a una sua riqualificazione e non alla sua demolizione, ho chiesto di sapere cosa prevede il cronoprogramma di tutti gli interventi sull’ospedale non ancora completati e se le somme già stanziate sono sufficienti a coprire l’intero intervento”.

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