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Foto Luca A. d'Agostino/Phocus Agency © 2018

Polinote a Pordenone/Mercoledì 5 agosto doppio appuntamento

Anche mercoledì 5 agosto Polinote Musica in città si fa in quattro con due proposte in replica in due orari (alle 18 e alle 21, ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria sul sito www.mic.polinote.it), fedele alla filosofia e i principi ispiratori del festival volto alla diffusione della cultura musicale.

In calendario – scelti dal direttore artistico Francesco Bearzatti – artisti affermati a livello internazionale e giovani talenti, con particolare attenzione alla valorizzazione delle eccellenze musicali regionali.
A salire sul palco del Convento di San Francesco a Pordenone saranno Federico Missio, sax tenore e soprano, e Giulio Scaramella, pianoforte col progetto “Black and White”, mentre Romano Todesco, fisarmonica, Giovanni Maier contrabbasso, Lorenzo Marcolina fiati, Ermes Ghirardini, percussioni, presenteranno “Taximi”.

Missio e Scaramella collaborano in diversi progetti legati alla musica improvvisata; in questo progetto il duo raccoglie le esperienze di entrambi per fonderle in un dialogo che fa dell’estemporaneità il suo punto focale. La formazione classica del pianista e il background più legato alla musica afroamericana del sassofonista trovano un terreno di incontro in un repertorio che talvolta strizza l’occhio alla musica colta del ‘900, senza per questo perdere di vista le radici del jazz e dello swing comuni a entrambi i musicisti.

Taximi è un progetto ideato da alcuni musicisti di diversa estrazione culturale che incontrandosi hanno dato vita a un ensemble capace di grande versatilità e di estrema apertura verso numerosi generi musicali, orientato alle tradizioni popolari dei Balcani, in particolare Serbia, Macedonia, Romania, Bulgaria, Albania e Grecia.

Nuove idee d’improvvisazione collettiva al fine di valorizzare la propria estemporaneità nel creare momenti di grande emozione, evocate dalla capacità interpretativa di ogni singolo strumentista. Si parte dunque dalle tradizioni, ma non nell’ottica di un recupero filologico, ma con l’intento di mantenere in vita l’ ”arte” di “suonare (giocare) dal vivo”.

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