Venezia

Oltre 4 mila euro di danni per un guard rail a fil di strada, ma nessuno paga

E’ successo a Santa Maria di Sala a un automobilista di Mira.
Il Comune ha ripristinato la barriera, ma per la sua assicurazione non c’era pericolo perché era fuori della carreggiata.

Che si trattasse di un guardrail “killer” ci sono pochi dubbi: dopo essere stato divelto, chissà quando, in seguito a un precedente incidente, vi era già stato collocato un nastro evidenziatore bianco e rosso per segnalare il rischio, peccato che il tempo trascorso, le intemperie e il vento lo avessero totalmente scolorito e spostato all’interno, verso il canale, rendendolo di fatto inutile.

E, soprattutto, oggi, dopo il “fattaccio”, quella barriera di acciaio sporgente è stata “martellata” e riparata alla bell’e meglio dal Comune di Santa Maria di Sala, a conferma che così non ci poteva proprio restare.
Eppure, per l’Amministrazione comunale e la sua compagnia di assicurazione un automobilista che, a causa di quella lama tagliente, si è “rifatto” la fiancata dell’auto, non ha diritto ad essere risarcito dei pesanti danni subiti, per un preventivo di quasi cinquemila euro: in quel luogo non si sarebbe configurato alcun pericolo né insidia, la lamiera, per questione di millimetri, si sarebbe trovata oltre la linea bianca continua che delimita la carreggiata della strada, ossia al di fuori di essa, sulla banchina.

Protagonista di questo caso, un trentaseienne di Mira il quale, il 9 settembre 2021, stava percorrendo via Rivale, nel territorio comunale salese, tra le frazioni di Caltana e Caselle, alla guida della sua Alfa Romeo Giulietta quando, giunto all’incrocio con via Caltana, vi si immise svoltando a destra, ma fu qui che la fiancata destra della sua macchina “intercettò”, con effetti devastanti, la lama acuminata di quel guardrail danneggiato e accartocciato verso la strada, ma che non era in alcun modo visibile all’uscita di via Rivale.
Né d’altra parte il conducente si sarebbe potuto comunque “allargare” oltre prendendo la curva più larga, avrebbe finito per scontrarsi con le auto ferme al semaforo in via Caltana, che, com’è noto a quanti la utilizzano abitualmente, è molto stretta.

Cosa che l’automobilista ha immediatamente segnalato alla polizia locale di Santa Maria di Sala: gli agenti, intervenuti in sopralluogo, hanno constatato e verbalizzato come in effetti il guardrail “sporgesse rispetto alla sua normale posizione invadendo di alcuni centimetri la carreggiata di via Caltana” e come “non fosse stato ripristinato”, appurando anche come “tale ostacolo” fosse del tutto “compatibile con i danni riportati dall’autovettura”. Danni pesanti.
Il proprietario ha portato la vettura a riparare da un carrozziere che gli ha prospettato un preventivo da 4.462,98 euro: una bella botta.

Il trentaseienne, per farsi assistere ed essere risarcito si è rivolto a Studio3A-Valore S.p.A. che ha acquisito tutta la documentazione, compresa quella fotografica, e ha presentato una circostanziata e dettagliata richiesta danni al Comune, chiaramente responsabile del sinistro per omessa custodia e manutenzione di quella barriera.
Ma la sua compagnia assicurativa per la responsabilità civile verso terzi, Itas Mutua, che gestisce al pratica, ha risposto picche.

Secondo l’assicurazione, lo stato dei luoghi in questione non avrebbe manifestato “situazioni insidiose invisibili, imprevedibili e inevitabili” e “quanto indicato come causa del danno è collocato fuori dalla carreggiata, oltre la linea bianca di margine, pertanto in zona non destinata alla circolazione”.
Gli esperti di Studio3A hanno subito fatto notare alla controparte, oltre alla pretestuosità dei motivi di diniego, che il Codice della strada, se proprio ci si vuole attenere alla virgola alle sue norme, per quanto riguarda ad esempio la cartellonistica stradale, prevede che il punto più sporgente dei cartelli verso la carreggiata non possa distare meno di 30 centimetri dal margine, laddove la distanza del sicurvia era minimale. “Era” perché nel frattempo, come detto, il Comune ha fatto ripristinare la barriera, altra indiretta ma significativa ammissione di colpa.

E’ chiaro che, in assenza di specifica segnaletica di banchina non percorribile e di cartelli di avviso visibili che segnalassero la presenza della sporgenza acuminata del guardrail, il danneggiato si sia trovato nell’oggettiva impossibilità di notare prima ed evitare poi l’ostacolo.
Ma tutto è stato vano, Itas non si schioda dalle sue posizioni e il 17 maggio 2022 ha risposto con l’ennesimo “no” riproponendo le sue tesi.
Risultato, se l’atteggiamento non cambierà il danneggiato si vedrà costretto ad intentare una causa civile.

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