Veneto

Occupazione in Veneto/Pesa il Covid, ma il saldo mensile è migliore che nel 2019

Venezia – Nel mese di ottobre, in Veneto, sono andati persi oltre 11.500 posti di lavoro, soprattutto a causa di una contrazione delle assunzioni, diminuite del 13% rispetto allo scorso anno, e del calo dei rapporti di lavoro stagionali, i più colpiti dagli effetti dell’emergenza Covid-19.

Il saldo mensile è comunque migliore rispetto a quello del 2019, quando si erano registrate 16.000 posizioni lavorative in meno per gli effetti della stagionalità tipica del periodo, e consente di ridurre il differenziale con l’anno scorso a -38.600 posti di lavoro.

Secondo i dati della Bussola di Veneto Lavoro sull’andamento dell’occupazione in regione, si conferma così il lento recupero delle perdite subite durante la fase più acuta della pandemia, anche se si tratta di una tendenza fortemente soggetta alle possibili evoluzioni della stessa.

Idem per il contesto economico, che seppure in miglioramento rispetto alle previsioni dei mesi scorsi, rimane caratterizzato dall’incertezza e dai possibili effetti dei nuovi provvedimenti restrittivi adottati in diversi Paesi europei e in alcune regioni italiane.

Le stime del Fondo monetario internazionale aggiornate ai primi di novembre vedono una caduta del PIL mondiale attorno al -4,4% (erano del -6% a ottobre), e una crescita del 5,2% nel 2021.
Tendenza analoga per il PIL Veneto, visto da Prometeia in flessione del 10% nell’anno in corso, rispetto al -10,6% delle previsioni del luglio scorso, a fronte di un dato nazionale pari al -9,6%.

“Abbiamo visto che il primo lockdown ha avuto effetti devastanti per l’economia regionale, con pesanti ricadute anche sul fronte occupazionale. – afferma l’Assessore regionale al Lavoro Elena Donazzan – Un nuovo lockdown, pur nella consapevolezza di dover mettere la salute dei cittadini al primo posto dell’agenda pubblica, potrebbe vanificare il lento ma graduale recupero registrato a partire dallo scorso giugno.

Sul mercato del lavoro regionale, così come sullo stato di salute dell’economia regionale e internazionale, continua a regnare l’incertezza, resa ancora più preoccupante dal recente evolversi della pandemia: i giovani (-28%) e le donne (-26%) sono indubbiamente le categorie più colpite dalla crisi in termini di calo delle assunzioni”.

Diminuisce il numero dei disoccupati, ma solo per effetto di un’azione combinata di diversi fattori: il lockdown, l’aumento del numero di coloro che, scoraggiati dalla situazione, hanno rinunciato a cercare un lavoro e le misure di salvaguardia dell’occupazione messe in atto dal governo, prime fra tutte il divieto di licenziamento per causa oggettiva e l’estensione della cassa integrazione. Nei primi dieci mesi del 2020 gli ingressi in condizione di disoccupazione sono diminuiti in Veneto del 13,5% rispetto allo stesso periodo del 2019. Nel solo mese di ottobre la riduzione è stata del 28%.

“La diminuzione dei disoccupati non deve essere fraintesa, – precisa concludendo l’Assessore Donazzan – semplicemente è aumentata la platea di persone che hanno smesso di cercare un lavoro perché sfiduciate e per mancanza oggettiva di opportunità, se non in alcuni settori e per specifiche qualifiche che, paradossalmente, risultano ancora più difficili da reperire in questo periodo di crisi”.

La Bussola sul mercato del lavoro veneto nel mese di ottobre 2020 è disponibile nella sezione dedicata del sito di Veneto Lavoro, www.venetolavoro.it.

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