Pordenone

Non ce l’ha fatta il 14enne ripescato dal Meduna

Triste storia, quella di Nathanel, morto a soli 14 anni, quando si pensa che tutta la vita sia davanti e non puoi averla già consumata.

Nathanel è il ragazzino che qualche giorno fa si è tuffato nel Meduna, capendo troppo tardi le insidie di un fiume che qualche decennio fa si portava via ogni estate qualche giovane, imprudente vita.

Nathanel ci ha ricordato quei tempi: quando erano i nostri ragazzi ad andare in Meduna a fare il bagno, perchè il mare era troppo lontano o non era alla portata.
Imprudente perchè a 14 anni si è imprudenti, o forse solo non si sa ancora valutare bene ogni rischio.

Il coraggio di altri due ragazzi un po’ più grandi aveva riportato il 14enne a riva, la settimana scorsa, ma non è bastato.
Sette giorni dopo, il cuore di Nathanel si è arreso.

Giocava a basket, come intuirete dalla foto che ha pubblicato la società in cui militava, la Nuovo Basket 2000 di Pordenone che oggi gli dedica un sentito, commosso addio.

Ecco, qui sotto, le belle parole pubblicate sul sito della società.

“Nathanel, sulla terra, non esiste più. La squadra di giovani cestisti del cielo, già sfortunatamente numerosa, dovrà fare posto ad un altra promessa. È ormai lunga la lista di ragazzi che non potranno più calpestare il legno: a Nathanel piaceva stare in aria, ora i suoi piedi non atterreranno, balzeranno tra una nuvola e l’altra. Quindici anni, un’età meravigliosa: fame di autonomia, rifugio nell’amicizia, fuga dall’autorità, passione nello sport. Un gioco che si trasforma in tragedia. Un cuore avvezzo a battere forte che improvvisamente si ferma. Per un sorriso che si spegne, una stella si accende. Chi ha la fortuna di poter raccontare le prodezze giovanili, sa perfettamente che un angelo custode o qualche altra entità sconosciuta vegliava sull’imprudenza o sul rischio illimitato di alcune azioni insensate. Chi può dire, in quegli anni di spensieratezza e incoscienza, di non aver mai visto in faccia la morte? Come nella pallacanestro un secondo fa la differenza tra vittoria e sconfitta, così tra la vita e la morte. Un attimo, dove non c’è spazio per il pensiero, dove un ragionamento arriva troppo tardi. Oggi regna il silenzio e la compassione per chi è sopravvissuto: i familiari che lo piangeranno per sempre, gli amici che si torceranno tra mille domande, i soccorritori che, malgrado gli sforzi e la bravura, non hanno potuto impedire la tragedia. Per chi vive di pallacanestro, ricordare è un dovere: ciò che Nathanel non ha potuto completare, spetta a noi finirlo. Il suo sogno di diventare giocatore diventerà desiderio di ognuno”.

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