Veneto

Muore di Covid a soli 53 anni: la famiglia presenta un esposto contro l’ospedale

Aveva solo 53 anni, non soffriva di alcuna patologia fisica grave e, soprattutto, è rimasto contagiato in ospedale. Tutte le morti da Covid-19 sono difficili da accettare, ma quella di Giancarlo Pilati, di Gallio, nel vicentino, lo è anche di meno, al punto che i suoi familiari, rivoltisi a Studio3A, lunedì primo marzo hanno presentato un esposto ai carabinieri della stazione di Asiago, chiedendo all’autorità giudiziaria di verificare se sussistano responsabilità da parte dei sanitari che hanno seguito il loro congiunto, non tanto per le cure prestategli, quanto per le misure di prevenzione adottate onde evitare il diffondersi del virus.

Giancarlo Pilati

Il 14 gennaio scorso, Pilati dovette accedere all’ospedale di Asiago a causa di una banale caduta in casa, in camera da letto.
Si procurò infatti una brutta ferita lacero contusa appena sotto l’occhio destro, necessitando di alcuni punti di sutura.
In più, il 53enne soffre da sempre di problemi di saturazione sanguigna molto bassa e quindi i medici preferiscono ricoverarlo per qualche giorno nel reparto di Medicina.

Giancarlo entra da “negativo” al nosocomio: facendo parte della coop sociale asiaghese San Matteo, ogni dieci giorni viene sottoposto a tamponi, risultati sempre negativi, come i ben cinque test che gli saranno effettuati durante la degenza fino al 21 gennaio.
Il paziente sta bene, tanto che quel giorno i suoi congiunti vengono avvisati che verrà dimesso nel pomeriggio del 22 gennaio e che verrà accompagnato a casa direttamente in ambulanza.

In realtà, quel giorno una dottoressa li informa della positività all’ultimo tampone rapido e il 23 gennaio arriva la conferma: l’esito è positivo, il paziente è rimasto contagiato, presumibilmente proprio in ospedale, dove si trova dal 14 gennaio e dove non ha mai ricevuto visite.

Viene trasferito nel reparto Covid dell’ospedale, ma le sue condizioni peggiorano sempre più, tanto da doverlo condurre all’ospedale Santorso di Vicenza in terapia intensiva: i medici gli mettono il “casco”, poi sono costretti a intubarlo, ma i polmoni non rispondono e alla fine anche il suo fisico cede.
Il 9 febbraio si arrende.

Il dubbio che qualcosa possa non aver funzionato, nel nosocomio, i famigliari dello sfortunato 53enne l’hanno quando viene riconsegnata loro la borsa con gli effetti personali del familiare.
L’anziana madre e il fratello vi trovano una tessera sanitaria che non è sua: chiamano l’ospedale, da dove li invitano a riporre subito il documento in una busta: è quella di un paziente positivo e dunque avrebbe potuto infettarli.
A quel punto, la famiglia di Giancarlo Pilati decide di affidare allo Studio3A-Valore S.p.A. il compito di andare fino in fondo nella triste vicenda.

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