Venezia

Mestre-Marghera. Cinque chili di Marijuana: afgano in manette

Quarto spacciatore straniero arrestato nell’arco di due settimane dai Carabinieri della Sezione Operativa NORM di Mestre, questa volta a finire nella rete dell’Arma è un afgano, tecnicamente un “fantasma” che però aveva base logistica in un appartamento di Marghera.
Effettivamente la cornice degli ultimi arresti è simile: straniero, domiciliato tra Mestre e Marghera, in appartamento posto in zona strategica, dosi di stupefacente addosso già suddivide ed il resto della “partita” in casa.

L’ultima operazione è scattata ieri sera con l’arresto di un 32enne afgano.
Questa volta i Carabinieri hanno colto al volo una segnalazione di poche ore prima, che indicava uno straniero orbitante attorno ad un appartamento nel centro di Marghera, in zona via Beccaria, con frequenti uscite e rapide rincasate e via così.
Osservazioni e pedinamenti hanno consentito di individuare la base del sospetto pusher, un appartamento sito in una palazzina residenziale.
Giunta l’oscurità della sera è scattato il blitz.
I Carabinieri dopo aver seguito lo straniero per tutto il pomeriggio e in condizioni di sicurezza, hanno bloccato il sospetto accedendo all’appartamento in locazione.

Carabinieri e unità cinofila Mestre

All’interno dei locali sono stati rinvenuti, anche grazie all’ausilio di Lapo e Coco, cani delle unità cinofile della Polizia Locale di Venezia, complessivamente quasi cinque chilogrammi di Marijuana.
La circostanza particolare è stata che l’uomo, al momento del fermo, aveva ben 15 involucri da un ettogrammo ciascuno in una borsa a tracolla belli e pronti per lo smercio, mentre a casa c’era il resto della Marijuana confezionata in un grosso sacco conservati nell’armadio della camera e altre due “dosi” da etto in un cassetto.
Sono stati rinvenuti anche gli immancabili bilancini fondamentali per la pesatura delle dosi, il coltello e i telefoni cellulari con i contatti dei vari clienti.
Per il pusher straniero, dopo le formalità di rito e proprio in considerazione della sua propensione al crimine con ben 5 chili di “Maria” da smistare, si sono aperte quindi le porte della casa circondariale di Santa Maria Maggiore, a Venezia.

Gli investigatori sospettano che, a causa della quantità dello stupefacente sequestrato, la cellula fossa attiva nello micro-smercio tra i tossicodipendenti della Città Metropolitana.

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