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Lockdown/In Veneto in smartworking l’88% dei dipendenti regionali

Nei mesi del lockdown l’88 per cento dei 2500 dipendenti degli uffici della Regione Veneto ha lavorato da remoto, in modalità ‘agile’ o con il telelavoro.
Una sperimentazione massiccia e imprevista, dai numeri enormi (2.208) rispetto ai 69 dipendenti coinvolti dal progetto pilota interregionale ‘Vela’ (lavoro agile) e ai 32 in telelavoro autorizzati in precedenza in Regione.

La Direzione Organizzazione e Personale e la Direzione ICT e Agenda Digitale, insieme alla consigliera regionale di parità e al Comitato unico di Garanzia della Regione Veneto, hanno voluto ‘misurare’ con un sondaggio interno l’opinione degli interessati e gli esiti di questa esperienza, anche in vista delle nuove modalità organizzative che la pubblica amministrazione vorrà adottare.

I risultati elaborati dall’Ufficio regionale di Statistica verranno pubblicati domani, nel sito della Consigliera di parità (https://www.regione.veneto.it/web/consigliera-di-parita) e nelle pagine del sito della Regione Veneto (https://smartworking.regione.veneto.it), insieme ad alcune ‘chiavi di lettura’ che la consigliera di parità, l’assessore regionale al Lavoro, il Comitato Unico di Garanzia e la Direzione Ict e Agenda digitale offrono su questa esperienza, che ha interessato tra metà di marzo e maggio il 59% dei dipendenti e il 36% dei dirigenti della Regione.

“Il lavoro agile in Regione ha coinvolto più le donne che gli uomini, più i dipendenti di comparto che i dirigenti – osserva la consigliera di parità del Veneto, Sandra Miotto – Anche se questa modalità organizzativa è stata apprezzata dai più, non mancano le ‘ombre’.
Analizzando le risposte del questionario emerge il divario culturale sui temi del digitale, la mancanza di strumentazioni adatte e sicuramente la promiscuità dell’operare a domicilio con altri componenti della famiglia sugli stessi dispositivi e sulla stessa rete.
Il punto di forza di questa modalità organizzativa sta nella possibilità di conciliare meglio i tempi di vita con quelli di lavoro.
In quanto forma di lavoro ‘agile’, cioè flessibile e organizzabile con una certa autonomia, lo smart working può rappresentare un aiuto alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e una via alternativa al part time. L’applicazione dello smart working potrebbe evitare di arrivare a scelte estreme come dimissioni e risoluzioni consensuali, un fenomeno che lo scorso anno (secondo i dati dell’Ispettorato interregionale del Lavoro) ha interessato quasi 5 mila donne in Veneto”.
“Ma dalle 779 risposte al sondaggio (ha risposto in pratica un dipendente regionale su 3, in prevalenza donne) emergono anche i rischi, le paure e le difficoltà di chi si è ritrovato all’improvviso a lavorare da casa, in una situazione improvvisata e di oggettiva emergenza”, osserva la consigliera di parità..
“Uno dei rischi più avvertiti, in caso di attività ordinaria in lavoro agile – conclude Sandra Miotto – è quello di essere considerati dipendenti di serie B, quasi dei lavoratori “in vacanza”, con pesanti conseguenze dal punto di vista relazionale, nelle dinamiche tra dipendenti, nel riparto delle attività e, quindi, con pesanti ricadute sulla produttività”.
“Grazie agli investimenti digitali fatti, e al grande senso di responsabilità messo in campo da dipendenti e dirigenti che nei mesi di lockdown hanno lavorato da remoto, la Regione ha dato continuità ai propri compiti istituzionali – commenta l’assessore regionale alla Formazione, al Lavoro e alle Pari opportunità – Ora questa esperienza, che ha scalfito luoghi comuni e contribuito a superare molti pre-giudizi, va studiata e analizzata con attenzione, al fine di poterne valorizzarne i punti di forza, le zone grigie e i rischi.
Lavoro agile non significa ‘io resto a casa’, ma lavorare per obiettivi, con progetti, conciliando al meglio diverse funzioni.
L’obiettivo ultimo resta quello di rafforzare la capacità istituzionale degli enti, avvicinarli ancor più ai cittadini attraverso servizi e procedure più veloci e più efficienti.
Il primo passo, imprescindibile, non può che essere un solido investimento sulle persone per far crescere la cultura digitale dei nostri dipendenti”.

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