Treviso

L’obbligo di Green Pass/Tra gli artigiani della Marca non vaccinato un lavoratore su 5

Oscar Bernardi, presidente di Confartigianato Imprese Marca Trevigiana, torna su uno dei problemi più scottanti del periodo, a due giorni dall’introduzione del Green Pass obbligatorio per tutti i lavoratori.
L’Associazione stima che solo nel trevigiano, 10 mila imprese artigiane contino almeno un lavoratore non vaccinato su 5.
Anche in questo caso poi, Bernardi sottolinea le incertezze legate alla nuova norma e le conseguenze che esse possono avere sulla ripresa economica.

“In molteplici occasioni ho avuto modo di evidenziare che siamo convinti sostenitori del vaccino come obbligo collettivo e individuale.
Chi non si vaccina si espone ad un rischio per la propria salute e costringe la collettività a farsi carico di una recrudescenza dei ricoveri e dei relativi costi.
Il diritto alla salute non deve prescindere dal dovere ed dalla responsabilità individuale nella cura della propria salute.
L’applicazione del green pass sui luoghi di lavoro è per noi la soluzione per dare la continuità delle attività economiche, consentire al Paese di continuare ad agire in sicurezza, accelerare la campagna vaccinale e scongiurare ulteriori restrizioni.

Un obbligo che va rispettato perché costituisce lo strumento di controllo della diffusione del virus.
Mentre si raggiunge la piena copertura vaccinale confidiamo trovi soluzione il problema di non disporre dei tamponi per chi intenda utilizzarli anche ai fini del green pass.
Nella Marca stimiamo che siano 7mila i lavoratori non ancora vaccinati sui 35mila addetti complessivi che operano in oltre 10mila imprese artigiane.
Servono punti prelievo adeguati alla richiesta nel numero e nella dislocazione e soprattutto è necessario prevedere orari compatibili con le richieste dei lavoratori affinchè possano effettuare il tampone.

È altresì dirimente che vengano chiariti e semplificati i rilevanti problemi interpretativi ed applicativi per le piccole imprese, in particolare per i controlli sul possesso del green pass e gli aspetti di tutela della privacy.
Mi riferisco ai casi di lavoratori mobili che operano fuori dall’azienda, come nel settore delle costruzioni, dell’installazione di impianti o dell’autotrasporto.
A cui si aggiunge un altro aspetto da risolvere: oggi il datore di lavoro, per le disposizioni in tema di privacy, non può conoscere la data di scadenza del green pass del proprio dipendente.
Andrebbe prevista una deroga per concentrare le verifiche solo su quanti hanno il green pass con una scadenza ravvicinata.
Non sono state ancora definite le modalità con cui i datori di lavoro devono trasmettere alla Prefettura competente i casi di ingresso nei luoghi di lavoro in violazione del possesso del green pass.

Non dimentichiamo che cosa ha significato in termini economici covid -19 nel 2020: il Pil veneto è sceso del -9,3% (-9,1% in Italia) rispetto all’anno precedente, i consumi delle famiglie si sono ridotti dell’11,1%, il crollo degli investimenti (- 9,1%) e milioni di euro sono stati utilizzati per pagare gli ammortizzatori sociali.
Abbiamo il dovere di mantenere lo slancio che sta vivendo il nostro sistema economico per poter sfruttare in modo ottimale le risorse del Pnrr. Non ci è concesso fare passi falsi”.

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