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Le casse di espansione di Prà dei Gai/Dopo il nuovo stop servono soluzioni

Mancavano un paio di giorni a Natale, quando l’Autorità di Bacino ha imposto uno stop al progetto delle casse di espansione di Pra dei Gai, a Portobuffolè.

Un’idea che la Regione del Veneto cerca di concretizzare da anni, ma che non piace ai comuni pordenonesi di Pasiano e Prata.

E a loro l’Autorità di bacino per ora sembra aver dato ragione: da vedere se si tratterà solo di limature, precisazioni, come pensa il Veneto, o se lo stop diverrà definitivo.

Nel frattempo, in Fvg c’è ci pensa a vie alternative e doverose: per bocca del suo consigliere regionale Conficoni, il Pd fa sapere che a suo avviso servirebbe aumentare la capacità di laminazione dei serbatoi idroelettrici presenti sul bacino montano del fiume Meduna”.

“Le opere realizzate in questi ultimi anni a difesa di quei territori hanno aumentato il livello di sicurezza, ma non in

maniera sufficiente, come purtroppo ci ricordano le diverse allerte meteo, ricorda Conficoni.

Proprio per questo – sostiene – sono necessari ulteriori investimenti, a partire da quelli previsti dal Piano stralcio per la sicurezza idraulica del bacino del Livenza, che hanno una ricaduta positiva su tutto il territorio attraversato dai corsi d’acqua”.

Il consigliere ricorda inoltre che attraverso un’interrogazione in Consiglio regionale, “è stato chiesto all’assessore all’Ambiente di chiarire i tempi per il collaudo della diga di Ravedis e quelli relativi all’elaborazione dello studio di fattibilità della galleria scolmatrice tra gli invasi di Ca’ Selva e Ca’ Zul e degli scarichi di fondo della diga di Ponte Racli, finanziato nel 2019 dallo Stato nell’ambito del Piano nazionale invasi”.

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