Prendi nota

Lavoro/Il caso di Matteo Ciavarella: licenziato, reintegrato dal Giudice ma poi relegato in un posto isolato

“Da alcuni giorni dalla pubblicazione del post nel gruppo facebook ‘Consorzi di bonifica – Esa Sifus Confali’, in cui si parla di Matteo Ciavarella, dipendente del Consorzio di Bonifica de “La Capitanata” di Foggia, si riscontra il grande interesse che suscita la storia di mobbing da lui subita in silenzio, il cui post a lui dedicato ha raggiunto ad oggi quasi 60.000 persone, certamente solidali nei suoi confronti per la vicenda che lo vede protagonista da tempo”.
Lo fa sapere il segretario nazionale del Sifus Confali “Consorzio di bonifica”, Ernesto Abate, che si è recato personalmente in Puglia per incontrare Ciavarella, un lavoratore che ormai da tempo può contare sull’aiuto e sul sostegno del sindacato, rispetto a “un mondo sommerso dietro al quale fino ad oggi vince il silenzio dell’omertà e sempre più spesso della paura di parlare.


Una paura – aggiunge Abate – che sempre più spesso raccoglie le difficoltà di chi nel silenzio subisce vessazioni, discriminazioni ed umiliazioni.
In questo caso – prosegue il segretario nazionale che si occupa in Italia dei lavoratori che prestano la loro opera nei consorzi di bonifica – il Sifus Confali già da un anno difende Matteo, poiché di Ciavarella c’è pieno un mondo del lavoro al quale bisogna restituire dignità, parola e forza di combattere, per il ripristino dell’agibilità democratica sul posto di lavoro.
Con queste mie dichiarazioni voglio dare coraggio a tutti i ‘Ciavarella’ che vogliono tornare a guardare liberamente”.

Ma è lo stesso Matteo Ciavarella che vuole dire la sua e chiarire cosa gli è successo: “Sono stato vittima di un vero e proprio sfruttamento.
Quando pensavo di aver trovato un buon lavoro pubblico e sicuro, mi ha cagionato solo malattia e frustrazione.
Ho sempre lavorato per mandare avanti la mia famiglia, facendo qualsiasi lavoro e quando sono riuscito ad entrare e lavorare presso il Consorzio di Bonifica, questo posto per me sarebbe dovuto essere una sicurezza che avrebbe dato da mangiare alla mia famiglia. Invece mi ha portato allo sconforto e all’emarginazione più totale.
Col tempo mi sono accorto che la mia voglia di lavorare e la mia presenza quotidiana nell’impianto infastidiva tanta gente, perché là sembrava che vigesse la regola di non presentarsi al lavoro.
Nel 2016 ho denunciato tutto e per questo sarei stato punito, licenziato e, dopo essere stato integrato, lasciato in un posto isolato”.

Il segretario nazionale del Sifus Confali “Consorzio di bonifica”, Ernesto Abate, coglie l’occasione per lanciare un appello a tutti i lavoratori, condiviso dal segretario generale del sindacato nazionale Sifus Confali, Maurizio Grosso: “Colgo l’occasione per invitare tutti i lavoratori d’Italia ad aderire al Sifus Confali e darci fiducia, come ha fatto Ciavarella e tanti altri come lui, per portare avanti le giuste battaglie per il ripristino dell’agibilità democratica sul posto di lavoro.
Assicuriamo strumenti e tutele necessarie a far scendere in campo gli stessi lavoratori, in modo tale da contribuire ulteriormente a promuovere un sindacato sano che possa continuare ad essere lo specchio delle risoluzioni vertenziali del territorio in cui si lavora. Per contattarci basta cercare e trovare i contatti nella nostra pagina facebook o nel sito web di Sifus Confali, ricordando che uniti si vince sempre!

E a proposito di Matteo Ciavarella, chi vuole cliccare sul link https://m.facebook.com/groups/215377518960631/permalink/1142489609582746/
si accorgerà che la storia di Ciavarella ha i numeri di chi vive nel silenzio i problemi di tutti, a dimostrazione che la paura dei lavoratori sta nei pochi like messi al post, rispetto agli enormi numeri raggiunti (quasi 60 mila persone, ma solo con 193 condivisioni e appena 29 like), a dimostrazione che vi è un grande limite umano, quello del silenzio per la paura di ritorsioni generati in questo caso da un semplice like o da una condivisione nel proprio profilo!


Finché non avremo il coraggio di poggiare il dito per apporre il ‘mi piace’ o la condivisione delle questioni, saremo noi stessi ad essere la causa maggiore dei nostri problemi sul posto di lavoro.
L’invito che faccio – conclude Ernesto Abate – è quello di partecipare a questa raccolta simbolica che serve a restituire fiducia ai ‘Ciavarella’ di tutta Italia e per tornare a guardare liberamente a misura d’uomo.
Serve a restituire credibilità in sé stessi e fare attività sindacale sana e fedele alla storia, in prima persona, nel rispetto dei principi per cui esso stesso è stato fondato oltre cento anni fa!”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button