Veneto

Lavoratori stagionali/In Veneto sono oltre 100 mila

Sono oltre 100 mila, su un totale di 400 mila occupati con contratti a termine, i lavoratori impiegati ogni anno in attività stagionali Veneto, la metà dei quali presso aziende con le quali avevano già avuto precedenti rapporti di lavoro. La domanda di lavoro stagionale si concentra in determinati settori e territori ed è caratterizzata da specifici picchi di stagionalità.
Il contratto a tempo determinato, di durata compresa tra 1 e 3 mesi, costituisce la forma tipica di assunzione.

Il 25% della domanda di lavoro a termine presente in Veneto è costituita da lavori stagionali, che spesso interessano persone già conosciute dalle aziende che le assumono.
Su un totale di circa 627 mila assunzioni con contratti a tempo determinato, di apprendistato e di lavoro intermittente, sono infatti 153.500 quelle che fanno riferimento ad attività stagionali, prevalentemente nei settori del turismo (70 mila), dell’agricoltura (51 mila) e dell’industria alimentare (6.300).

I dati di flusso, come sono quelli sulle assunzioni, tendono peraltro ad ingigantire la percezione di instabilità del lavoro a termine.
Se infatti in termini di stock i lavoratori a termine rappresentano circa il 16%-17% del totale degli occupati dipendenti in Veneto, in riferimento alle assunzioni il lavoro a termine è responsabile di oltre il 75% dei flussi e coinvolge annualmente una platea di circa 400 mila lavoratori.
Tra questi, oltre 100 mila sono lavoratori stagionali. Un numero che nel corso degli ultimi cinque anni è aumentato in maniera considerevole, anche per effetto dell’espansione dei settori nei quali queste forme contrattuali sono maggiormente diffuse, a partire dal turismo.

Riguardo alle caratteristiche dei lavoratori stagionali, quelli occupati in agricoltura sono generalmente maschi, oltre la metà di origine straniera (prevalentemente romeni, marocchini e indiani) e con una significativa presenza di giovani (un terzo del totale).
Il settore agricolo, a differenza di quanto accade negli altri, è inoltre caratterizzato da un elevato turnover. I picchi di assunzione si verificano a settembre, in occasione della vendemmia, e a gennaio, con le attività di sistemazione dopo la raccolta e di trattamento in vista dell’inverno.
Oltre la metà della domanda stagionale si concentra nella provincia di Verona, seguita da Treviso e Rovigo.
In questi territori si concentra complessivamente l’84% delle assunzioni stagionali nel settore.

I lavoratori stagionali dell’industria alimentare sono invece generalmente donne (68%), italiane, adulte o in età matura.
Si tratta di una manodopera fidelizzata, che lavora spesso nella stessa azienda, e soggetta a più frequenti riassunzioni nel corso dell’anno (in media 1,44 a testa rispetto a 1,26 del totale degli stagionali).
Anche per questo settore, oltre il 60% delle assunzioni si registra nella provincia di Verona ed è legato alle produzioni dolciarie, mentre il 13% riguarda le lavorazioni ittiche nella provincia di Rovigo.

Quanto al turismo, i due terzi della domanda di lavoro stagionale si registrano a primavera e nel mese di giugno. Venezia è la provincia che esprime il maggior numero di assunzioni (49% del totale), seguita da Verona (26%) e da Belluno (13%), dove considerata la rilevanza della stagione turistica montana le assunzioni si concentrano nel mese di dicembre.
In questo settore si osserva inoltre una maggiore fidelizzazione dei lavoratori, considerato che 57 stagionali ogni 100 sono già conosciuti dalle aziende che li assumono.

I territori maggiormente interessati da assunzioni di carattere stagionale sono la provincia di Verona, la città di Venezia e le zone di confine del bellunese, mentre Treviso, Padova e Vicenza si distinguono per un’incidenza più bassa.

Il contratto a tempo determinato costituisce la forma tipica di reclutamento e riguarda oltre il 90% delle assunzioni stagionali complessive.
A seguire l’apprendistato (5%) e i contratti di lavoro intermittente, limitati alle attività dei servizi e del turismo, e che nel 2019 si attestato intorno alle 10 mila attivazioni (il doppio rispetto a cinque anni prima).

I contratti stagionali hanno generalmente durate inferiori rispetto a quelli a termine non stagionali e nel 66% dei casi sono inferiori ai tre mesi, con l’eccezione del turismo dove arrivano più frequentemente fino ai 6 mesi.

Il lavoro stagionale si caratterizza spesso per un rapporto più stabile tra lavoratore e azienda rispetto a quanto non accada per il lavoro a termine nel suo complesso, e le aziende sembrano orientate ad assumere nelle diverse stagionalità lo stesso lavoratore a cadenza periodica.
Se infatti nella maggior parte dei casi il lavoratore assunto con contratto a termine non ha avuto nell’anno in corso precedenti rapporti di lavoro con la stessa azienda né con altre, nel lavoro stagionale ciò avviene in oltre la metà dei casi.

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