Treviso

L’allarme della Cna trevigiana: «Mancano i componenti, aziende sane a rischio Cassa Integrazione

Treviso – Agli uffici paghe di CNA stanno arrivando le prime richieste di cassa integrazione da parte di aziende sanissime che, pur a fronte di commesse acquisite e ordini in abbondanza, faticano a realizzare i propri prodotti a causa della mancanza della componentistica base.
Il rischio concreto è che tra un po’ manchi il lavoro e che i dipendenti possano dover essere lasciati a casa, anche perché questo problema si somma ai notevoli rincari dei prezzi delle stesse materie prime e dell’energia.

Questo l’allarme lanciato oggi dalla Cna che aggiunge: Nel frattempo, la cassa integrazione Covid è finita e le varie casse integrazioni ordinarie nei diversi settori non risultano funzionali a rispondere in modo adeguato e giusto agli attuali problemi delle imprese, non dovuti a crisi interne ma causati dagli effetti prima del covid e ora della guerra russo-ucraina che sta riscrivendo gli equilibri geopolitici globali e il futuro stesso dei nostri territori.
La CNA chiede pertanto che venga pensata una misura di sostegno ad hoc.

«Serve subito una nuova cig emergenziale come quella per il covid – spiega Mattia Panazzolo, direttore di CNA territoriale di Treviso.
Con le cig ordinarie si compromette la possibilità di utilizzare di nuovo l’ammortizzatore in futuro per la stessa azienda.
Inoltre le imprese sono costrette a far smaltire le ferie ai dipendenti prima di ottenere il beneficio e non è giusto perché le loro difficoltà sono dovute a cause esterne.

Come per la pandemia, anche la nuova crisi che si sta delineando non è legata a mala gestione delle aziende: stiamo parlando di aziende sanissime, ben gestite, con portafoglio ordini ampio e un mercato consolidato.
Serve pertanto una nuova cig con procedure semplificate e legata allo specifico problema dell’approvigionamento della componentistica.
Serve inoltre, e subito, un tetto pubblico ai prezzi di energia e carburanti».

Uno dei primi campanelli d’allarme lo ha suonato Denis Maggiotto, titolare di Eta System, azienda castellana con una trentina di collaboratori specializzata in automazione industriale.

«Sto ricevendo in questi giorni componenti ordinati a settembre, che una volta impiegavano 3 settimane al massimo per arrivare e oggi non si sa quando arrivino perché la data di consegna non viene comunicata – racconta l’imprenditore.

C’è una carenza ormai cronica di componenti elettroniche che sono il cuore e la mente delle nostre macchine.
Mi riferisco a plc, cpu, processori, schede ingresso e uscita, insomma tutta quella parte hardware che poi viene da noi programmata per creare automazioni per l’industria.
Si ha la netta impressione che il 50% della produzione mondiale di componenti si sia volatilizzata».

Cosa comporta questo per un’azienda come Eta System?
«Comporta che viviamo giorno per giorno, senza riuscire a programmare – spiega Maggiotto: riusciamo a fare i lavori quando ci arriva il materiale che arriva appunto con il contagocce.
L’unica cosa che posso fare in questo momento è girare la forza lavorativa su settori dove è possibile far entrare liquidità immediata.
La richiesta di cassa integrazione sarà l’estrema ratio, ma ci stiamo comunque preparando al peggio».

«Il caso della Eta System è emblematico – commenta Panazzolo.
Non è un’azienda che si trova in difficoltà per cause legate alla gestione dell’azienda ma a causa degli effetti sulle filiere produttive causate dalle tensioni geopolitiche innescatesi con la guerra russo-ucraina.
Ero stato a visitarli un mese fa e avevo trovato il titolare contento per il tanto lavoro.
Oggi, a seguito del conflitto, rischiano di dover mettere in cassa integrazione i dipendenti».

Il problema degli approvvigionamenti è trasversale ai diversi comparti produttivi. Interessa il settore dell’automazione industriale ma anche della moda, della plastica, della meccanica, del legno, etc.

«È in corso un cambiamento che si delinea epocale del modo di fare impresa ed è importante che le nostre imprese lo sappiano e si preparino – conclude il direttore di CNA territoriale di Treviso.
La globalizzazione aveva portato in dote supply chain (catene di approvigionamento) molto efficienti che hanno permesso alle aziende di lavorare quasi senza magazzino.

Le forniture, infatti, arrivavano in pochi giorni, ma ora è cambiato tutto: arrivano con grande ritardo e senza data certa.
Questo significa che dovrà cambiare il modo di fare impresa, accorciando le catene del valore, ora globali, che dovranno diventare locali o al massimo europee, con conseguente necessità di investimenti pubblici a sostegno dell’approvigionamento di materie prime ed energia».

Per la CNA la crisi in cui siamo immersi adesso non è più mondiale, come quella del covid, ma europea con il nostro Paese che rischia di essere più indebolito di altri.
Il nostro, infatti, è un Paese trasformatore che conta sulle materie prime, la componentistica e l’energia prodotta da altri.
Rischia quindi il collasso se gli approvvigionamenti non funzionano.

Senza un deciso sostegno le imprese rischiano di essere spazzate via senza alcuna colpa dalla competizione internazionale, e di essere sostituite da imprese di altri continenti.
Il mercato infatti non aspetta i tempi della politica e cerca soluzioni altrove.

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