Venezia

La salma del figlio in decomposizione, genitori contro obitorio ospedale

Non bastava lo strazio per la morte di un figlio: non hanno neanche potuto dargli un decoroso addio perché il suo corpo era “impresentabile”.
La salma era giunta a destinazione già in avanzato stato di decomposizione.
Esprimono tutta la loro amarezza i familiari del giovane deceduto in circostanze tragiche il mese scorso, suo malgrado finito al centro di un caso di cronaca per i successivi risvolti “funerari” che hanno destato scalpore in tutta la Riviera del Brenta.

Paolo Lucarda, titolare dell’impresa di onoranze funebri a cui la famiglia si è rivolta, aveva sporto denuncia per lo stato di conservazione disastroso in cui aveva trovato la salma all’atto della vestizione, il giorno delle esequie, sentendosi contestare dall’Ospedale che il corpo del defunto era giunto in obitorio a Dolo già in uno stato compromesso.
L’Asl 3 ha di fatto scaricato colpa e responsabilità del fatto sull’impresario funebre.

Versione che la famiglia ha accolto con dolore e sconcerto, perché i fatti provano il contrario.
La madre aveva sentito al telefono il figlio alle ore 16 di quella domenica e il ritrovamento del cadavere in casa è avvenuto verso le 18.10, quando i genitori sono rientrati e hanno cercato di soccorrere il figlio ormai senza vita. Il corpo era ancora caldo.
Hanno chiamato telefonicamente il 118, la cui ambulanza è giunta tempestivamente e il personale medico e infermieristico dopo aver tentato, secondo protocollo, le manovre rianimatorie, non ha potuto che constatarne il decesso.
Le successive operazioni sono state rapide: alle 18.50 i carabinieri erano già sul posto; alle 19.15 concedevano il nulla osta alla rimozione del cadavere e, arrivata subito dopo l’impresa funebre, alle 20.05 la salma è stata consegnata all’obitorio di Dolo.
Il giorno successivo, di prima mattina, all’obitorio, il medico legale, effettuata l’ispezione cadaverica esterna, ha certificato che il corpo era in buono stato.
Ma da allora qualcosa non ha funzionato.

Il martedì i familiari e Lucarda hanno concordato la data dei funerali per il giovedì successivo, con partenza dall’obitorio alle 14.30.
L’impresa funebre ha dunque chiesto anticipatamente di poter preparare e vestire adeguatamente la salma, ma dall’obitorio è stato risposto che le operazioni non si potevano compiere prima delle 11 del giorno stesso del funerale.
Quando, giovedì, Lucarda si è presentato in obitorio, ha trovato la salma gonfia, con fuoriuscite di liquidi e sangue, ormai in avanzato stato di decomposizione.
Non gli è rimasto che avvisare la famiglia e spiegare che era impossibile tenere la bara aperta.
A questa ferita si sono aggiunte, in sequenza, le insostenibili giustificazioni addotte dall’Azienda Ospedaliera.

I familiari della vittima intendono andare a fondo della questione.
Per fare piena luce sui fatti, si sono affidati, tramite l’Area manager Riccardo Vizzi, a Studio3A-Valore S.p.A. società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Ora la famiglia, attraverso Studio3A, scriverà una formale lettera di rimostranze alla direzione sanitaria, e – conclude Riccardo Vizzi -, “ci riserviamo di valutare se vi siano i presupposti per chiedere i danni morali per i nostri assistiti. In questi casi, l’unica forma di tutela per le salme è rappresentata dall’articolo del codice penale che punisce il vilipendio di cadavere, reato che però qui non si configura, ma al di là del diritto e della giurisprudenza esistono delle “leggi non scritte”, morali, che tutelano la vita e la dignità delle persone e che qui sono state violate.

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