Venezia

La messa in sicurezza del Piave/Cereser scrive al Ministro Costa

Il Sindaco di San Donà di Piave ha deciso di scrivere al Ministro Sergio Costa sulla sicurezza della gente che vive lungo il medio e basso corso del fiume Piave.
Nella missiva, indirizzata anche al Sottosegretario Roberto Morassut, Cereser chiede ai due esponenti politici di attivarsi per sollecitare il completamento di progettazione e realizzazione delle opere di contenimento delle piene del Piave che, scrive il sindaco, attendiamo da decenni.
Secondo il primo cittadino, ogni anno arrivano chiari segnali di ammonimento che non possono più essere
trascurati; ne è prova quanto accaduto in questi giorni di dicembre.
Non possiamo, continua il sindaco, attendere la tragedia per agire.

Lo scorso inverno, prima presso la Prefettura di Venezia e poi presso quella di Treviso, la Regione Veneto (Assessore Bottacin) e l’Autorità di Bacino (ing. Baruffi) hanno incontrato tutti i Sindaci rivieraschi per annunciare, finalmente, l’avvio della progettazione degli interventi entro la fine del corrente anno, utilizzando le risorse messe a disposizione dal Ministero ancora nel 2017.
Tutti i Sindaci di pianura ovviamente favorevoli, con la sola, comprensibile eccezione di quello di Crocetta del Montello, nel cui territorio ricade la realizzazione dell’invaso.

Capisco bene le motivazioni di natura ambientale, continua Cereser, ma ritengo che la salvaguardia della incolumità delle persone venga prima di tutto.
Si sta concretizzando la grande opportunità di utilizzare le risorse di Next Generation EU per mettere finalmente in sicurezza il nostro amato – temuto Piave.
Questa occasione è stata recepita dalla Regione Veneto che ha inserito il tema all’interno del Piano Regionale per la Ripresa e la Resilienza adottato lo scorso 17 novembre (DGR 1529/2020) prevedendo, tra l’altro, non solo la realizzazione dell’intervento di Crocetta, ma anche di quello complementare e necessario nel tratto di pianura più a valle.

Infatti, tanto la “Commissione De Marchi” istituita dopo l’alluvione del 1966 quanto il “Piano Stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso del Piave” approvato nel 2009 hanno confermato che, per evitare il ripetersi di quella catastrofe, entrambi gli interventi sono necessari per riuscire a trattenere un volume d’acqua di 70/80 milioni di metri cubi.
Così come è necessario intervenire sul tratto di terminale del fiume che, in questi decenni, ha ridotto la sezione (e, quindi, la portata massima) a seguito del naturale trascinamento a valle degli inerti raccolti nel bacino montano.

Continua il sindaco: sappiamo che i requisiti per utilizzare le risorse del Recovery Fund sono molto stringenti, in particolare la necessità di impegnare il 70% delle risorse entro il 2022.
Perché ciò avvenga, dobbiamo necessariamente completare la progettazione definitiva entro il 2021.
In altre parole: i tempi sono strettissimi e non possiamo permetterci ulteriori ritardi.
Personalmente sono favorevole all’utilizzo dello strumento del “Contratto di Fiume” ma ciò non può essere utilizzato per rallentare la progettazione.

Ritengo che i due percorsi (progettazione delle opere e Contratto di Fiume per mitigare l’impatto delle stesse) possano procedere in parallelo e dialogando tra loro con obiettivi, fasi e tempi ben definiti.
Se non saremo capaci di cogliere, finalmente, questa importante occasione, avremo una grande e grave responsabilità quando vi sarà la prossima annunciata alluvione.

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