Veneto

La CGIA dice sì alla transizione green della regione veneto: ma attenzione alla cattiva burocrazia

In vista della discussione sulla nuova disciplina per la realizzazione degli impianti fotovoltaici con moduli ubicati a terra, prevista in Consiglio regionale per martedì prossimo, la CGIA di Mestre esprime parere favorevole e auspica che l’approvazione della norma avvenga in tempi rapidi.

“Come sempre – afferma il segretario degli artigiani mestrini Renato Mason – il peggior nemico di queste iniziative è la cattiva burocrazia che si annida dappertutto, allungando a dismisura l’operatività di questi investimenti.
La proposta di legge regionale, ad esempio, prevede che gli impianti fotovoltaici siano soggetti alla valutazione di impatto ambientale.
Una decisione obbligata, perché prevista dalla normativa statale.
Sia chiaro; non potrebbe essere altrimenti, tuttavia, i tempi per ottenere questa autorizzazione spesso sono lunghi e snervanti.
Senza una semplificazione delle procedure esistenti, la buona riuscita di questa iniziativa rischia di essere pregiudicata sin dalla fase iniziale”.

Un pericolo che dobbiamo assolutamente scongiurare; mai come in questo momento, infatti, abbiamo bisogno di accelerare sul fronte della transizione ecologica. I cambiamenti climatici, le difficoltà degli ultimi mesi legati ai prezzi energetici fuori controllo e gli ostacoli negli approvvigionamenti hanno rafforzato tra le piccole e medie imprese del Veneto il convincimento che la strada da seguire è quella delle fonti rinnovabili.
In primis l’autoproduzione dell’energia attraverso il fotovoltaico.

Con l’approvazione di questa legge, infatti, anche le aree produttive, quelle dei servizi, della logistica e i parcheggi delle attività manifatturiere potranno essere assoggettate all’installazione di impianti fotovoltaici. Insomma, il successo di questa iniziativa dipenderà soprattutto dalla “spinta” che verrà dal mondo delle imprese.

L’Ufficio studi della CGIA ricorda che la nostra regione conta oltre 92 mila capannoni industriali/artigianali (per oltre 41 mila ettari di terreno); questi edifici occupano quasi il 19% della superficie consumata in regione. Di queste fabbriche, almeno 11 mila sono dismesse.
In Italia sono poche le regioni che possono contare su numeri così importanti che, potenzialmente, potrebbero “ospitare” questi impianti.

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