Treviso

Incidente mortale in A28: il Gip concede arresti domiciliari con braccialetto elettronico all’imprenditore bulgaro

Per il tragico investimento avvenuto domenica in A28 in cui sono decedute Sara Rizzotto e Jessica Fragasso, le due cugine di Conegliano e Mareno di Piave, che viaggiavano sulla Fiat Panda, centrata dal Suv di Dimitre Traykov, il gip di Pordenone ha applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari.
Nell’incidente sono rimaste gravemente ferite anche le giovanissime figlie di una delle due.

L’imprenditore bulgaro Dimitre Traykov dovrà indossare il braccialetto elettronico.
Sul 61enne pesano le accuse di omicidio stradale plurimo, fuga e omissione di soccorso.
Nel corso dell’udienza di convalida è rimasto in silenzio.

Secondo la Procura di Pordenone esiste il pericolo di fuga, in considerazione delle cospicue disponibilità economiche dell’indagato e dei suoi contatti con la Bulgaria, di cui è originario.
La decisione già suscita numerose polemiche, dovute alle modalità e gravità dell’incidente unito alla fuga del soggetto trovato poi a casa.
Sottoposto ad etilometro ad un’ora e mezza dall’accaduto, risultava 3 volte sopra il limite.

La polizia Stradale di Pordenone è ancora alla ricerca dell’auto del complice che è andato domenica sera a prendere Traykov nei pressi del luogo dell’incidente e portarlo poi a casa.

Sulla vicenda è intervenuto anche il Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, “Pur nel rispetto dell’autonomia della magistratura, mi sento di commentare la decisione del Gip di Pordenone di non accogliere la richiesta di custodia in carcere da parte della Procura per la persona che, in un gravissimo incidente, ha investito e ucciso due giovani cugine Venete.
Gli arresti domiciliari concessi pongono non pochi quesiti”.

“Quesiti – prosegue Zaia – che si pongono anche dal punto di vista umano sia tra i famigliari che nella cittadinanza, e che ho percepito con forza anche in un mio colloquio con il papà di Jessica.
Questa tragedia, già così immane, viene vissuta ancora peggio per il fatto che non sia stato preso un provvedimento di custodia cautelare in carcere”.

“La mia – conclude Zaia – è una semplice considerazione, che però possa essere accolta da chi di dovere, anche perché il sentimento comune e la comunità delle due famiglie si aspettavano un provvedimento di maggior rigore”.

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