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Diego Vianello

Il veneziano Diego Vianello Governatore dei Rotary del Nord est

Quasi tre decenni di partecipe affiliazione e oltre due anni di intensa preparazione.
E da oggi 1 luglio Diego Vianello, veneziano “doc”, classe 1971, è il Governatore del Distretto 2060 del Rotary International.
Ovvero, la guida e il supervisore dell’attività degli 89 Club Rotary attivi in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige – Südtirol; vale a dire di circa 4500 professionisti che hanno fatto del motto del Rotary – “Servire al di sopra di ogni interesse personale” – uno stile di vita che va ben oltre il volontariato.

È lui, che per un anno (che, come da tradizione rotariana, va dal 1 luglio al 30 giugno dell’anno successivo) offrirà sostegno e motivazione durante la realizzazione dei progetti dei Club triveneti, meglio definisce cos’è il Rotary International.

«115 anni di storia hanno fatto evolvere il Rotary in molte direzioni rispetto all’originale disegno del fondatore Paul Harris: certamente il mondo è cambiato dalla Chicago del 1905, e il Rotary ha risposto ad ogni svolta della storia adattandosi e ridefinendosi. Il Covid e quanto ne sta conseguendo, impone anche al Rotary un’accelerazione sul ridefinire quale sia il ruolo che vuole svolgere nel futuro.

Certamente rimarrà un’organizzazione di servizio alle comunità in cui i club hanno sede, ed uno straordinario network di persone qualificate professionalmente, che decidono di mettere a sistema il proprio talento per cercare di risolvere questioni che affliggono fasce della popolazione, ma anche per coltivare amicizia, agire con integrità, valorizzare la diversità, proponendosi come leader a servizio, per il bene di tutti».

Cosa significa, oggi, essere rotariano?
«La visione elaborata dal Rotary International proposta ai rotariani è “Crediamo in un mondo dove tutti i popoli, insieme, promuovono cambiamenti positivi e duraturi nelle comunità vicine, in quelle lontane, in ognuno di noi”. Essere rotariano quindi significa innanzitutto “credere” che sia possibile, agendo tutti insieme, migliorare le condizioni delle persone in difficoltà, ma anche che l’amicizia, il confronto ed il dialogo tra le persone, nel rispetto reciproco, valorizzando le capacità professionali di ciascuno, comporti un progresso anche per i propri associati. Essere rotariano significa appartenere ad una “famiglia” di circa 1.200.000 soci che credono ed agiscono in base agli stessi valori e allo stesso codice deontologico fondato sulla ricerca della verità, della giustizia e della responsabilità sociale».

Per lei, personalmente, cosa significano i suoi già quasi trent’anni di Rotary?
«Appartenere al Rotaract (club per giovani adulti dai 18 anni in su) e poi al Rotary è stata per me un’opportunità, di conoscere, confrontarmi ed agire con persone straordinarie che probabilmente non avrei mai incontrato se non grazie al Rotary. Mi è stata data l’occasione di visitare luoghi non come un semplice turista, ma vivendo nelle case di rotariani, incontrando professionisti a me affini, scambiare idee, con l’intento di migliorarci reciprocamente. Il Rotary, in un modo o nell’altro, mi ha accompagnato per gran parte della vita, anni particolari in cui dagli studi ti affacci al mondo del lavoro, imparando a conciliare impegni, e scegliendo le priorità, cercando di bilanciare la voglia di realizzare qualcosa per sé stessi e mantenere l’attenzione sulle necessità degli altri. Appartengo ad una generazione che pensava di aver il mondo in mano, dava per scontato il benessere e i tanti privilegi costruiti per noi dalle generazioni precedenti. Al Rotary ho potuto confrontarmi e collaborare con loro, partendo dalle loro esperienze ho iniziato a vedere la realtà in modo diverso, devo all’esempio di molti rotariani quello che sono ora, e spero, a mia volta, di esser d’ispirazione per coloro che entreranno in contatto con me».

Quali sono le motivazioni che spingono ad entrare nel Rotary? E quali gli obblighi?
«Le motivazioni sono molteplici… ma alla base ci dovrebbe sempre essere la voglia di mettersi a servizio delle persone che ci circondano, insieme ad altri che condividono lo stesso obiettivo. Non ci sono veri e propri obblighi se non quello di mantenere mente e cuore aperti, dando la disponibilità a fare quello che serve di volta in volta. Certamente il Rotary è un’organizzazione complessa, con delle regole precise che devono essere conosciute, la definizione delle quali dipende dai rotariani stessi. Ecco se dovessi indicare un “obbligo” è quello di conoscere bene l’organizzazione di cui si fa parte, ma questo non vale solo per il Rotary».

Quali sono i principali obiettivi che si è prefissato per il suo anno di dirigenza?
«Favorire al massimo il dialogo e la collaborazione tra le generazioni. Il Rotary ha bisogno di ringiovanirsi, è percepito come un club riservato a vecchi signori e signore all’apice (se non alla fine) della propria attività lavorativa…, questa immagine, alimentata a volte dagli stessi rotariani, non ha favorito l’ingresso di giovani professionisti nei nostri club, ma… il progresso della nostra organizzazione, e della società in generale, dipende dal confronto positivo e costruttivo tra le generazioni. Che i giovani siano il futuro è una costatazione direi statistica… La domanda è quale futuro vogliamo costruire insieme a loro… se li lasciamo da soli, abbandonati a loro stessi, ne costruiranno comunque uno che potrebbe anche non piacerci».

I Club Rotary hanno dato molto sostegno all’emergenza sanitaria dei mesi scorsi, e stanno ora realizzando numerosi progetti in favore dei soggetti più colpiti dalle conseguenze economiche della pandemia. Ma per i rotariani non si tratta di “beneficienza”, vero?
«No, o almeno il Rotary, in quanto tale, non è nato per fare beneficenza, ma per rimuovere le cause che rendono necessaria la beneficenza. Questa la missione affidata ai rotariani dal fondatore… è una sfida complessa a cui si cerca di rispondere il più possibile. La beneficenza è un atto nobile, che pertiene alla generosità dei singoli, e a una sfera privatissima, fare “service” implica analizzare i bisogni di una comunità e realizzare progetti d’impatto che abbiano effetti misurabili e sostenibili nel tempo. Per fare beneficenza non occorre essere rotariani, basta esser persone di buon cuore e con qualche disponibilità economica.

Cosa vorrebbe poter affermare, tra un anno?
«Mi piacerebbe poter dire di esser riuscito a spingere i rotariani e le rotariane, ma anche i giovani del Rotaract e dell’Interact a fare del loro meglio. Un anno passa rapidamente, ognuno di noi ha in mente degli obiettivi e, in questo momento di incertezza, è anche necessario saper cambiare rapidamente direzione. Non tutto si riuscirà a fare, e non tutto sarà perfetto, ma l’importante è arrivare a fine anno senza rimpianti, coscienti di aver agito onestamente, avendo dato il meglio di sé per migliorare la realtà che ci circonda: credo che questo ce lo auguriamo non solo come rotariani ma come persone, ogni giorno».

Diego Vianello è nato a Venezia, dove risiede, nel 1971.
È laureato in Giurisprudenza presso l’Università di Ferrara, con un corso post laurea in “Funzioni Diplomatiche e Internazionali” presso la Facoltà di Scienze Politiche di Padova. Ha operato fin dal 1993 nel settore immobiliare e dal 2009, si occupa di organizzazione e produzione di mostre d’arte contemporanea durante la Biennale di Venezia, per conto di padiglioni nazionali e gallerie private internazionali.
Entra a far parte del Rotaract Venezia nel 1993, e dal 2005 socio del Rotary Club Venezia, ne è stato presidente nel 2015-2016. Dal 2008 ha svolto numerosi incarichi per i Governatori del Distretto 2060, il più grande d’Italia ed uno dei più numerosi su scala internazionale.

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