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Brutta sorpresa, quest'anno, alla foce del Sile a Cavallino Treporti

Goletta Verde/Fortemente inquinato il campione rilevato alla foce del Sile a Cavallino Treporti

Degli undici punti monitorati sulla costa veneta, solo uno risulta oltre i limiti di legge.
Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva al mare.

È questa in sintesi una fotografia dai tratti positivi scattata lungo le coste del Veneto da un team di tecnici e volontari di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane.

A parlarne, nel corso di una conferenza stampa tenuta stamane nel municipio di Loreo (Rovigo), alla quale hanno partecipato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, Luca Marchesi, direttore generale di Arpa Veneto, Moreno Gasparini, presidente del Parco regionale veneto Delta del Po, Cristiano Corazzari, assessore al Territorio, cultura e sicurezza della Regione Veneto e Nunzio Cirino Groccia, amministratore di Legambiente onlus.

Per la prima volta quest’anno la campagna ambientalista non segue il classico itinerario coast to coast a bordo dell’imbarcazione, che si prende una piccola pausa nel rispetto delle restrizioni per il distanziamento fisico imposte dalla pandemia.
Il viaggio ideale lungo la Penisola vive infatti di una formula inedita, ma che ugualmente punta a non abbassare la guardia sulla qualità delle acque e sugli abusi che minacciano le coste italiane.

È bene ricordare che il monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari, prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini attraverso il servizio SOS Goletta.

Foci di fiumi e torrenti, scarichi e piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge rappresentano i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano in mare.
Le località costiere, inoltre, spesso pagano problematiche che si estendono fino ai comuni dell’entroterra.
La denuncia sulle carenze depurative da parte di Legambiente vuole provare a superare questo deficit cronico, anche per tutelare il turismo e le eccellenze dei territori.
Il monitoraggio delle acque in Veneto è stato eseguito il 29 e 30 giugno scorsi da volontari e volontarie dell’associazione.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

In Veneto sono stati otto i punti campionati in provincia di Venezia.
Sono risultati entro i limiti di legge i tre punti monitorati nel comune di Caorle: lo sbocco sulla laguna presso la foce del canale del Lovi (in località Spiaggia della Brussa), la bocca di Porto Falconera e la spiaggia nei pressi di piazza Marco Polo.

Entro i limiti anche il punto sulla Laguna del Mort a Eraclea Mare, la foce del fiume Piave a Lido di Jesolo, la foce del fiume Brenta in località Isola Verde nel comune di Chioggia e lo sbocco della laguna in località Punta Sabbioni a Cavallino Treporti.

Fortemente inquinato, invece, il punto analizzato sulla foce del fiume Sile, sempre a Cavallino Treporti.

“I dati emersi dai campionamenti dipingono una situazione positiva ma il dato puntuale della foce del Sile è il campanello d’allarme di possibile maladepurazione o di presenza di scarichi abusivi che compromettono la qualità delle nostre acque”, ha commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto.

“Negli ultimi dieci anni di campionamenti con Goletta Verde infatti, almeno un punto tra quelli rilevati ha sempre dimostrato delle criticità – ha continuato Lazzato – un mare pulito deriva anche dall’attenzione verso lo stato ecologico dei corsi d’acqua a monte delle foci: Attenzione che chiediamo ai sindaci costieri di stimolare e condividere con i loro colleghi dei territori che insistono sulle aste dei fiumi”.

La 34esima edizione di Goletta Verde vede come partner principali CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Partner sostenitore è invece Ricrea, Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio. La campagna 2020 è inoltre realizzata con il contributo di Fastweb. Media partner è la Nuova Ecologia

L’erosione costiera in Veneto

Già negli anni Settanta fenomeni di erosione costiera accentuata erano presenti nella zona della laguna veneta, nelle aree costiere alluvionali del polesine e della foce del Tagliamento, e già interessavano complessivamente almeno 20 km di litorale, circa il 15% del totale delle spiagge. La costa veneta, infatti, si estende per 140 km ed è bordata da spiagge sabbiose generalmente a bassa pendenza.

L’alterazione profonda della idrodinamica costiera ha portato ad una accelerazione dei processi erosivi. Per contrastare questa tendenza alla erosione è stato costruito, soprattutto per proteggere gli abitati e gli arenili con una grande valenza turistico-balneare, una serie di opere di difesa, tra le quali barriere radenti, barriere frangiflutti e pennelli. Nel corso dei decenni, questo ha portato a un importante consumo di suolo nei tratti costieri della regione.

Nel 2006 l’erosione in Veneto interessava circa 25 km di litorale (circa il 18% del totale) ma negli ultimi anni la situazione è costantemente peggiorata, nonostante i numerosi interventi che si sono susseguiti, sia di ulteriori opere rigide sia di importanti e ripetuti ripascimenti delle spiagge.

Gli ultimi dati regionali pubblicati anche nelle Linee Guida Nazionali sulla erosione costiera del 2018, sono riferiti al periodo dal 2007 al 2012 e riferiscono di 52 km di tratti di litorale in erosione (pari al 37% del totale), con una perdita di arenile stimata in 870 mila metri quadrati.

Il processo di erosione assume una rilevanza ancora maggiore, considerando che nel periodo dal 2003 al 2015 sono stati realizzati importanti interventi di ripascimento per ben 4,8 milioni di metri cubi di sabbia: un quarto di tutti i ripascimenti fatti in Italia nello stesso periodo.

Le zone più colpite dal fenomeno erosivo in Veneto sono quelle di Jesolo, Caorle, Eraclea e Bibione, spiagge peraltro già “protette” da pennelli e fornite di sabbia con ripascimenti a più riprese.
La Regione ha adottato un Piano per la difesa dei litorali dalla erosione nel 2016, in cui vi è uno studio dettagliato di tutto il litorale. Le soluzioni proposte sono comunque in continuità con gli interventi messi in atto nei decenni trascorsi.
Il sistema costiero non è in equilibrio da tempo, e sarebbe quindi fondamentale capire le cause scatenanti di questa erosione, la cui escalation sembra essere legata soprattutto alla presenza delle opere rigide realizzate. Il fenomeno dell’innalzamento del livello marino e il minore apporto solido dai fiumi da soli non giustificano il grado di erosione registrato.

“Occorre riflettere su interventi per semplificare, e non complicare, il sistema naturale costiero, attraverso un monitoraggio frequente della morfologia costiera allo scopo di analizzare in dettaglio il trasporto litoraneo delle sabbie, con l’obiettivo di mantenere il più possibile una struttura di difesa naturale, rappresentata in primis dalla spiaggia emersa/sommersa e dalla sua capacità resiliente, evitando irrigidimenti della costa che non sono coerenti con la sua naturale dinamicità”, ha sottolineato Lazzaro.

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