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Glifosate/Il primo metro di terreno funge da filtrante

Sono arrivati i primi risultati del progetto Uni-Impresa SWAT, sviluppato dal Centro Interdipartimentale di Ricerca “Centro idrologia Dino Tonini” dell’Università degli Studi di Padova, assieme ai due gestori del servizio idrico integrato della provincia di Treviso, Alto Trevigiano Servizi e Piave Servizi.
La ricerca ha evidenziato una limitata mobilità dell’erbicida nel primo metro di suolo che funziona da filtro per ridurre la probabilità di contaminazione delle acque di falda.

Il progetto di ricerca SWAT, acronimo di Subsurface Water quality and Agricultural pracTice monitoring, finanziato all’interno del bando Uni-Impresa 2017 promosso dall’Università di Padova, è iniziato nel febbraio 2018 e si è concluso nel 2020. Lo scopo della ricerca è stato quello di studiare l’impatto delle pratiche di diserbo sull’utilizzo delle acque di falda ad uso idropotabile; in particolare si è scelto di studiare la dinamica del glifosate in due aree interessate da coltivazioni di vigneti.

Per quanto riguarda Ats, l’area di sperimentazione è stata individuata nel sito di Settolo, a Valdobbiadene, dove esiste un’importante opera di presa da pozzo che garantisce l’approvvigionamento di acqua potabile per più di 30 mila abitanti. Piave Servizi S.p.A. ha invece scelto come sito pilota l’area circostante il campo pozzi in località Colnù, funzionale al servizio della città di Conegliano.

La sperimentazione ha visto, per entrambi i siti, il trattamento di alcune aree del terreno con glifosate e il successivo monitoraggio del suo destino attraverso la zona radicale fino a una profondità di 70 centimetri.
Pur essendo le due aree caratterizzate da diverse morfologia e pedologia del sottosuolo, i risultati mostrano che l’erbicida tende a fermarsi perlopiù in superficie dissipandosi fino a metà del valore inizialmente distribuito in soli 48 giorni.

In alcuni casi sporadici è stato trovato anche negli strati più profondi, specialmente in concomitanza con forti eventi piovosi e dove le peculiari caratteristiche del suolo di matrice grossolana ne favoriscono l’infiltrazione, come dimostrano anche i risultati di altri studi internazionali. Si conferma quindi quanto sia complesso il fenomeno, e con un tempo esiguo di sperimentazione è difficile poter generalizzare ulteriormente i risultati.

“È dal 2006 che Ats ha cominciato a riflettere sugli effetti che la continua antropizzazione può comportare sulla qualità dell’acqua che preleviamo dai nostri pozzi – spiegano il Direttore di Ats, Roberto Durigon, e Paolo Pizzaia, Responsabile delle Risorse Idriche, Energia e Territorio di ATS – Come sito per la sperimentazione abbiamo scelto Settolo, con l’obiettivo di estendere in futuro i risultati della ricerca nell’area nord del territorio servito da Ats, magari usando come marcatori dei prodotti fitosanitari con caratteristiche chimico-fisiche rappresentative della gamma di quelli utilizzati in zona. Il fine è garantire la qualità dell’acqua delle principali fonti a servizio del territorio gestito”.

In futuro si valuterà l’estensione dello studio anche all’area di 8 mila ettari in provincia di Treviso destinata alla produzione del prosecco e degli effetti dell’uso dei prodotti fitosanitari sulle falde acquifere, andando a definire pozzo per pozzo la vulnerabilità.
“Questo è un problema complesso che richiede un’analisi multidisciplinare ed elevate competenze e capacità tecnico-organizzative – dicono il Presidente di Ats, Fabio Vettori, e l’Amministratore delegato, Pierpaolo Florian – La sfida è di fondamentale importanza perché ne va della qualità della risorsa idrica e perché dà una spinta decisiva al miglioramento costante della qualità del servizio idrico che i gestori devono garantire”.

Per quanto concerne Piave Servizi, la sperimentazione ha permesso di valutare con rigore scientifico le conseguenze dell’utilizzo di erbicidi in un territorio fortemente antropizzato, dove le attività produttive coesistono con l’utilizzo della risorsa idropotabile, fondamentale per il territorio. I dati emersi sono confortanti e porteranno alla condivisione di linee guida per piani di adattamento delle pratiche agricole all’interno delle aree di protezione delle prese da pozzo, in un percorso condiviso di valorizzazione del territorio.

Fondamentale è stato inoltre definire l’estensione delle aree di influenza dei pozzi. Nell’ambito del progetto, per ciascun sito sono stati quindi sviluppati dei modelli idraulici che consentono di perimetrare le aree di salvaguardia. Tali modelli si basano sulla caratterizzazione numerica delle dinamiche suolo-acqua-inquinanti e del trasporto delle specie pervenute in falda, con l’individuazione dell’estensione areale delle aree di cattura (quelle all’interno delle quali un eventuale sversamento potrebbe potenzialmente interessare il pozzo), e possono essere adattati a diversi tipi di inquinanti sulla base delle caratteristiche fisiche del composto osservato.

“Siamo estremamente soddisfatti degli esiti della sperimentazione – affermano il Presidente di Piave Servizi Alessandro Bonet e il Direttore Generale Carlo Pesce – e, alla luce dei risultati ottenuti, la volontà condivisa è di replicare tale metodologia di indagine in altri punti sensibili di captazione, per stabilirne il grado di vulnerabilità.

L’obiettivo è quello di attuare una valutazione globale e rigorosa che consenta una gestione ottimale del rischio nei punti di approvvigionamento, per garantire la protezione delle risorse idriche ma soprattutto la sicurezza dei nostri utenti, grazie alla riduzione di potenziali pericoli per la salute nell’acqua destinata al consumo umano”.
NOTA: Cautelativamente, in accordo con le autorità sanitarie locali, i Comuni hanno imposto il divieto dell’uso del glifosate e il Consorzio del Prosecco Superiore DOCG ha recepito tale divieto nel proprio Regolamento.

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