Treviso

Gli ucraini in Veneto/Incredulità e sgomento dopo l’attacco russo

E’ una colonia piuttosto nutrita, in Veneto e Friuli, quella degli ucraini: dati ufficiali 2021, 3.650 in provincia di Treviso, 4.964 in quella veneziana, 2.917 nell’udinese, 1,419 nella Destra Tagliamento.
Sono quasi 6 mila in tutto il Fvg, ben 16.784 in Veneto.


La maggioranza di loro stamani si è svegliata stupita da quanto vedeva in Tv: è crollata la certezza che avevano che non vi sarebbe stata guerra tra Mosca e Kiev.
Non si trattava di ottimismo: come ci racconta Nadia, sposata ad un italiano e da vent’anni nel nostro paese, abita nella marca: russi e ucraini sono da sempre mescolati tra loro. Aveva sentito i suoi parenti rimasti a Sumy solo ieri sera e le avevano assicurato che andava tutto bene “Tutto sotto controllo”, testuali parole.


Nadia in Ucraina ha la mamma 74enne: si sente in colpa perchè si trovava in Italia anche lei fino a poche settimane fa: è stata Nadia a convincerla a tornare in patria per stare vicino all’altro figlio. Avesse saputo, non l’avrebbe mai rimandata a casa. Un nipote di Nadia ha 24 anni: l’età giusta, purtroppo, per la guerra, e infatti è stato richiamato dall’esercito.
Gli ucraini faticano a capire le motivazioni dello scontro, sono abituati a considerarsi fratelli, “Non c’è famiglia in Ucraina che non abbia parenti russi” dice ancora Nadia, per la quale, alla fine, è sempre la povera gente che paga il pegno dei giochi di potere. Parole sante.


Altri ucraini in Italia si stupiscono che l’Occidente si accorga solo ora di quanto accade, seppure in misura diversa, dal 2014: la faccenda dei separatisti è vicenda vecchia e insaguina alcune zone del paese da anni.
Miroslaw, 35 anni e due figli di 7 e 9 anni, abita a Spresiano e lavora in fabbrica. Anche lui ha parte della sua famiglia d’origine in patria: la mamma, la sorella. Ci racconta di essere in Italia da 17 anni e, a conti fatti, significa che ha lasciato l’Ucraina a 18: fa i conti con la sua età, si aspetta che lo richiamino per andare sotto le armi. Dovesse essere, tornerà in patria per difenderla. la sua città è vicina al confine con l’Ungheria, il punto più lontano dalla zona calda dei combattimenti, almeno per ora.


Sumy invece, la città di Nadia, si trova dalla parte opposta del paese, è il capoluogo dell’omonimo distretto, nella regione della Slobožanščyna, sulle rive del fiume Psel. E comincia già a sentire gli effetti degli scontri, anche perchè vi ha sede un’importante Accademia militare. La città oggi è paralizzata, racconta, non c’è modo di fare benzina o di prelevare denaro, chi è li non può andarsene. Fa riflettere, considerando quanto ci siamo sentiti insofferenti al Lockdown che ci teneva in ciabatte sul divano.

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