Friuli Venezia Giulia

Fvg/Il punto sui vaccini in III Commissione

La macchina dei vaccini, lanciatissima a gennaio, ha rallentato vistosamente la sua corsa in queste ultime settimane a causa della drastica riduzione delle richieste dei cittadini.
Lo hanno spiegato ai consiglieri della III Commissione, riuniti in aula dal presidente Ivo Moras (Lega), i direttori generali delle tre aziende sanitarie del Friuli Venezia Giulia durante l’audizione richiesta dal Patto per l’Autonomia.

Ma il bilancio generale della campagna vaccinale resta positivo, come ha ricordato il vicegovernatore con delega alla Salute, Riccardo Riccardi: in una regione che tradizionalmente registrava il 18-19 per cento di adesioni in meno nelle campagne vaccinali anti-influenzali, il gap con la media nazionale si è fermato al 2,7 per cento nelle inoculazioni anti-Covid.

E tutto questo avviene mentre, sul piano finanziario, lo Stato non ha ancora
corrisposto al sistema delle Regioni 4,9 miliardi di euro di risorse per la lotta alla pandemia, corrispondenti a circa 80 milioni per il Fvg.

Sono questi i dati salienti emersi nel corso della seduta durante la quale i dirigenti sanitari e l’assessore hanno risposto al tema all’ordine del giorno lanciato da Giampaolo Bidoli (Patto) e a una serie di ulteriori domande dei consiglieri Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), Andrea Ussai (M5S), Simona Liguori (Cittadini), Walter Zalukar (Misto), Antonio Lippolis (FdI), Nicola Conficoni, Roberto Cosolini e Mariagrazia Santoro (Pd).

“Oggi potremmo erogare 2670 dosi di vaccino al giorno – ha spiegato Antonio Poggiana, direttore generale di Asugi – ma siamo fermi mediamente a 292 inoculazioni.
Nei primi 15 giorni di gennaio facevamo 3500 somministrazioni al giorno, 12 volte tanto rispetto ad oggi”.
E il ruolo svolto dalle strutture private accreditate – uno dei temi cari ai consiglieri del Patto nella loro richiesta di audizione – è stato marginale, circa il 2,7 per cento dei vaccini nel caso di Asugi: “La collaborazione con i privati – ha detto ancora Poggiana – avrebbe dovuto portare a un aumento di 1300 vaccini al giorno, da 3500 a poco meno di 5000, ma poi l’adesione è calata ed è proprio l’esiguo numero di
prenotazioni che ci ha spinto a chiudere alcune sedi vaccinali”.

La situazione dell’Asugi è simile a quella di Asfo e Asufc.
Joseph Polimeni, dg dell’azienda del Friuli occidentale, ha detto che oggi siamo “a un decimo del potenziale totale di vaccinazioni” e ha inquadrato a livello numerico anche il contributo di medici e infermieri volontari nella campagna vaccinale, per soddisfare un’altra delle richieste di Bidoli e Moretuzzo: “Un contributo importante – l’ha definito – ma pari al 4,7 per cento rispetto al totale dell’attività”.

Denis Caporale, dg del Friuli centrale, ha esposto il dettaglio dei numeri dei volontari: 228 medici hanno praticato più di 61mila vaccinazioni, pari al 5 per cento del totale che assomma a 1 milione e 137mila dosi.
“Le percentuali non variano molto da distretto a distretto – ha precisato Caporale – anche se i tassi più alti sono stati registrati nel Gemonese e quelli più bassi
nel Tarcentino”.

A chiudere il cerchio delle cifre ha provveduto Riccardi, fornendo il dato regionale di 2 milioni e 600mila somministrazioni in Fvg.
“È vero che noi scontiamo una quota di ritardo strutturale sui vaccini – ha aggiunto il vicegovernatore – ma alla fine il nostro dato è di poco inferiore alla media nazionale, solo il 2,7% in meno: significa che le nostre comunità hanno reagito in modo importante.

E abbiamo mantenuto gli obiettivi fissati dalla gestione commissariale, riuscendo a
garantire 100mila vaccini alla settimana nel momento più critico.
Sarebbe ingeneroso non definire positivo questo risultato”.
I 100mila vaccini a settimana rappresentano un’ottima base di partenza per future eventuali emergenze Covid, dal momento che consentirebbero di vaccinare tutta la popolazione in meno di tre mesi.

Dai consiglieri sono arrivati spunti e richieste più specifiche.
Conficoni ha sottolineato che il Fvg è la seconda regione italiana per numero di over 50 non vaccinati (7,8 per cento del totale), ha criticato Asfo che avrebbe “preferito risparmiare con gli hub vaccinali” e ha tirato in ballo le problematiche relative
alla Cittadella della salute di Pordenone.

Zalukar ha parlato di “notevoli criticità emerse nella vaccinazione dei più fragili”,
mentre Honsell ha chiesto ad Asufc notizie sull’Atto aziendale, dando poi vita a un acceso botta e risposta con Riccardi circa l’importanza di quel documento.

Ussai ha posto il problema degli straordinari non pagati agli operatori sanitari – ricevendo da Polimeni l’assicurazione che i soldi saranno allocati nelle buste paga di aprile – mentre Lippolis considera “pesante l’obbligo vaccinale anche per il
personale amministrativo del comparto sanitario”, quasi una discriminazione rispetto ad altre categorie di amministrativi.

Bidoli infine ha chiesto come saranno impiegati i risparmi maturati grazie al lavoro dei tanti medici e infermieri volontari.
“Tecnicamente non ci sono economie – gli hanno risposto i tre direttori generali – in quanto non sono arrivati finanziamenti specifici per le vaccinazioni”, anche se certamente senza i volontari le aziende sanitarie avrebbero dovuto spendere
di più utilizzando personale dipendente.

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