Veneto

Fusione dei Comuni – per CNA: Risparmi per 50 milioni per la PA

“Serve una campagna massiva della Regione per trasferire all’opinione pubblica la bontà della fusione dei Comuni”. Così il Presidente della CNA del Veneto Alessandro Conte dopo l’approvazione della nuova legge in consiglio regionale.
“Il fatto che la Regione si sia decisa a legiferare, dopo tante richieste da parte nostra, rappresenta di certo un buon segno. Da anni sosteniamo l’utilità delle fusioni come strumento di razionalizzazione della spesa pubblica e di efficientamento dei servizi ai cittadini. Una pubblica amministrazione capace di garantire tempi rapidi è di certo amica di pmi e imprese artigiane”.
Da uno studio dell’Osservatorio della CNA del Veneto, realizzato in collaborazione con Il Centro Studi Sintesi di Mestre, su 161 Comuni della regione (quasi tutti collocati in pianura e con popolazione inferiore a 5.000 abitanti), era emersa chiaramente la necessità per le imprese di lavorare sul tema dell’aggregazione dei servizi e della fusione.
“Ai 36 milioni derivanti da 33 ipotetiche aggregazioni – sottolinea il Presidente Conte – lo studio aggiungeva altri 14 milioni di euro derivanti dai bonus sui trasferimenti statali, per un totale di 50 milioni di euro di risparmi. Soldi con i quali i Comuni avrebbero potuto per esempio azzerare l’addizionale comunale Irpef, abbattere l’IMU del 27% oppure aumentare del 79% gli investimenti”.
Sempre la CNA aveva dimostrato come su un campione significativo di 50 mila aziende attive nei 177 comuni veneti con meno di 5mila abitanti, Il 62% prevedeva effetti positivi per le rispettive aziende dalla gestione associata dei servizi. La percentuale arrivava al 73% tra i favorevoli all’unione tra i comuni.
“Per uscire dalla logica del campanile, come hanno dimostrato di saper fare le nostre imprese – dichiara il segretario della CNA Matteo Ribon – è necessario che la Regione avvii una campagna di informazione massiva nei confronti della cittadinanza, in grado cioè di spiegare i vantaggi derivanti dalla fusione. In caso contrario ci ritroveremo davanti all’ennesimo referendum, ma soprattutto a non vedere raggiunto il quorum del 50 per cento introdotto proprio dalla nuova legge regionale”.

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