Treviso

Fai/Tra i luoghi del cuore anche due location trevigiane

A oggi, i risultati sono ancora parziali, il luogo in Veneto al primo posto della classifica provvisoria (www.iluoghidelcuore.it) è il Tempio internazionale del Donatore che, nella spianata di Pianezze, a 1.061 metri di altezza, è raggiungibile salendo dal paese di Valdobbiadene lungo le pendici del Monte Cesen, nelle Prealpi venete, dopo un suggestivo alternarsi di boschi, pascoli e malghe.

Il tempio fu costruito nel 1962 per volontà di alcuni donatori di sangue che volevano cancellare lo sdegno del sangue inutilmente versato nel territorio durante le guerre.
Da dicembre 2017, però, è chiuso per inagibilità, a causa di ingenti danni causati dalle intemperie e dal passare del tempo.
La raccolta voti portata avanti dal comitato “Insieme per il Tempio” (costituito dalle quattro associazioni del dono più significative in Italia: Avis, Fidas, Fratres e Aido) ha come obiettivo la riapertura del bene, affinché sia maggiormente sentita e tramandata la sacralità del dono del sangue, dei tessuti e degli organi.
Il luogo rientra nella classifica speciale “Italia sopra i 600 metri”.

Segue la Val Visdende (BL), incontaminata vallata delle Dolomiti nell’alto Veneto e oasi naturalistica preservata dal turismo di massa.
La rete delle mulattiere e dei sentieri che la percorrono offre la possibilità di fare passeggiate più o meno impegnative, sia estive, sia invernali, escursioni in mountain bike e di ammirare la vista sul Monte Peralba e sulle sorgenti del Piave.

Il 29 ottobre 2018 la tempesta Vaia ha purtroppo spezzato e sradicato migliaia di alberi secolari, modificando per sempre la morfologia della zona.
Incalcolabili sono stati i danni all’economia locale, basata anche sulla “filiera del legno”.
Si auspica, attraverso l’attivazione al censimento del FAI una maggiore attenzione alla tutela e al rilancio del luogo. Il sito rientra nella classifica speciale “Italia sopra i 600 metri”.

Molti voti anche per l’Oratorio della Beata Vergine Annunciata di Pontemanco, Due Carrare (PD) – altrimenti detto di Santa Maria Annunziata – piccolo edificio sacro aperto al pubblico, situato nel pittoresco borgo di Pontemanco, lungo le rive del canale Biancolino.
Eretto in origine (la prima testimonianza è del 1548) come oratorio privato dell’adiacente Villa Pasqualigo – poi Grimani, ora Fortini – assunse dal Seicento funzione di oratorio pubblico.

Un piccolo scrigno di epoca barocca – vincolato come bene culturale dal 1993 – che conserva affreschi, decorazioni, opere d’arte, arredi, tutti databili all’ultimo quarto del Seicento.
Oggetto di venerazione nel corso dei secoli, ha vissuto negli ultimi decenni una fase di prolungato degrado, stante l’impossibilità dei contradaioli e della parrocchia di far fronte alle spese necessarie per il restauro.

Oggi il dissesto igienico-statico del fabbricato e il deperimento di quanto contiene ne minacciano l’integrità storica e artistica.
Il comitato “Amici dell’Oratorio di Pontemanco” sta attuando già da tempo i primi interventi e grazie al censimento 2020 spera che il bene possa essere posto all’attenzione pubblica, aiutandone il recupero.

E ancora, Parco e Villa Albrizzi Franchetti a Preganziol (TV), già votati al censimento 2018.
La Villa fu costruita tra il 1680 e il 1700 lungo il Terraglio, in uno dei luoghi di villeggiatura favoriti dai patrizi veneti.
Suoi primi proprietari furono i nobili Albrizzi che eressero come primo nucleo abitativo il solo corpo centrale.
Negli anni successivi fu abbellita e completata dalle due barchesse in stile palladiano progettate da Andrea Pagnossin; gli undici ettari di terreno circostante divennero un grande parco in stile inglese, ricco di alberi ad alto fusto e rare essenze arboree.
Fu nobile dimora di Isabella Teotochi Albrizzi che qui stabilì il suo salotto letterario, in cui trovò posto anche Ugo Foscolo, per il quale il parco della villa fu di ispirazione nella composizione dell’opera letteraria I Sepolcri.
Passò in seguito alla contessa Ida Zeno Accurti per essere quindi acquistata dal barone Raimondo Franchetti. Tra gli eredi, da ricordare l’omonimo nipote, noto esploratore, che arricchì ulteriormente il parco, trasformato nell’Ottocento secondo la moda in giardino all’inglese, con rare specie di piante che offrono tutt’oggi al visitatore un suggestivo scenario del mondo vegetale.

Danneggiata gravemente durante la Grande Guerra, nel 1973 Raimondo Nanuk Franchetti, ultimo proprietario, la vendette alla Provincia di Treviso.
Il complesso è stato di recente recuperato ed è oggi ufficio di rappresentanza della Provincia.
Il parco, chiuso al pubblico, richiede urgenti interventi di salvaguardia e tutela della flora pregiata, fra cui alcuni cedri monumentali oltre a numerose opere di recupero delle architetture presenti.

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