Veneto

Evasione e frode fiscale/Due arresti e sequestrati beni per oltre un milione di euro

Alle prime luci dell’alba di questo lunedì 28 marzo, la Guardia di Finanza di Verona ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti due persone ed un decreto di sequestro preventivo «per equivalente» di oltre un milione di euro.

Le misure cautelari, disposte dal Gip del Tribunale di Verona su richiesta della Procura della Repubblica, sono state emesse nei confronti di due residenti in provincia.
A finire in carcere, un 53enne in passato già implicato in fatti analoghi e arrestato nell’ambito di un’indagine della Procura della Repubblica di Brescia e un suo cugino 51enne, i due alternatisi nella carica di presidente del C.d.A. di una società del veronese operante nel settore del commercio all’ingrosso di rottami.

Entrambi sono accusati del reato di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture per operazioni inesistenti per un importo di oltre 4,2 milioni di euro.
Per questo, i finanzieri stanno anche procedendo a sequestrare liquidità bancarie e altri beni riconducibili alla società e ai due arrestati per un valore complessivo di 1.025.150 euro.

I militari del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Verona che hanno svolto le indagini, hanno accertato che l’azienda amministrata dai due, per pagare meno imposte, negli anni 2017/2019 aveva utilizzato una settantina di fatture false emesse da ditte compiacenti.
Si tratta, in particolare, di due imprese della provincia di Brescia, di una società della provincia di Bergamo e di un’altra ditta operante del mantovano, risultate essere tutte evasori totali.

Oltre a non presentare le dichiarazioni fiscali, le Fiamme Gialle hanno infatti accertato che quest’ultime imprese – vere e proprie aziende «fantasma» – non avevano dipendenti né disponevano di mezzi in grado di trasportare i quantitativi di rottami ferrosi venduti solo “cartolarmente”.
Le ditte erano, inoltre, amministrate da prestanomi che agivano dietro compenso.

I finanzieri hanno scoperto che uno di loro aveva pattuito una retribuzione mensile di 3 mila euro; una donna, invece, ha confessato di aver accettato la somma di 20 mila euro in contanti per la costituzione di una ditta a suo nome.
Per questi motivi, i militari hanno denunciato alla competente Autorità Giudiziaria anche i quattro titolari delle suddette imprese, per l’ipotesi di reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti.

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