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I rappresentanti delle Province del Veneto

Dibattito sulle province/Marcon: evitare gli errori del passato

Il Presidente UPI Veneto e della Provincia di Treviso, Stefano Marcon, interviene sul dibattito che si è riacceso sul futuro delle Province.

Dopo un lavoro certosino che da tempo impegna a tutto tondo presso i palazzi delle istituzioni la revisione della scellerata Legge Delrio, è bastata l’anticipazione a mezzo stampa della bozza di “linee guida in materia di riforma dell’ordinamento delle Province e delle Città Metropolitane”, elaborata dopo alcuni mesi di confronto nell’ambito del tavolo tecnico-politico istituito dall’articolo 1, comma 2-ter del decreto-legge 25 luglio 2018, n. 91, per rianimare uno sterile dibattito sull’utilità delle Province, purtroppo alimentato solo da vuoti slogan, senza seri approfondimenti, fortemente condizionato dalla bagarre elettorale.

“Continuo ad ascoltare le ripetute dichiarazioni del vice premier Di Maio – dichiara Stefano Marcon, Presidente dell’Unione delle Province del Veneto e Vicepresidente UPI nazionale – che ha afferma: “Le Province sono uno spreco, è inutile ammalarsi di amarcord per farle ritornare. Chi le vuole si trovi un altro alleato”.

“Mi stupisco che un Ministro della Repubblica parli di far ritornare le Province, trascurando che non sono mai state soppresse e continuano ad erogare servizi essenziali: strade, scuole, ambiente, trasporto pubblico”.

“Stupisce infatti che il leader di una forza politica che ha fatto della democrazia diretta una bandiera ignori l’esito del referendum costituzionale”.

“Stupisce ancor di più come si possano così calpestare le norme della nostra Costituzione che annoverano le Province tra gli Enti costitutivi della Repubblica alla pari di Stato, Regioni, Città Metropolitane e Comuni”.

“Il serio percorso della riforma è stato sostenuto anche dal Santo Padre nell’incontro riservato con tutti i Presidenti delle Province il 27 aprile scorso e le sue parole, queste sì sono l’espressione di statura e preparazione: “Non posso perciò che augurare a tutti voi di proseguire con coraggio e determinazione nel vostro lavoro, in modo da fare delle Province un presidio e un centro propulsore di una mentalità che sappia porsi l’obiettivo di uno sviluppo veramente sostenibile, inserendosi in armonia nell’immensa rete di relazioni e di realizzazioni create dalla natura, dalla storia, dal lavoro e dall’ingegno delle generazioni che ci hanno preceduto”.

“Chi si è battuto per difendere la Costituzione da una riforma sbagliata – conclude Marcon – fortunatamente bocciata dalla maggioranza dei cittadini italiani, dovrebbe far tesoro di queste parole e applicarne i principi fondamentali.”

“Paradossalmente – aggiunge il Direttore UPI Veneto e della Provincia di Treviso Carlo Rapicavoli -, pur nella diffusa consapevolezza del sostanziale fallimento della Legge Delrio, aggravato dagli effetti disastrosi sulla qualità dei servizi – è sufficiente considerare il progressivo degrado dello stato manutentivo delle strade e delle scuole a seguito dei tagli dissennati alle risorse attribuire alle Province – anziché interrogarsi sui motivi del fallimento ed avviare un serio ripensamento, si ricade nei vecchi slogan propagandistici”.

“Viene da chiedere a coloro che si dichiarano contrari al “ripristino delle Province” se sanno chi oggi, come nei decenni scorsi, si occupa dell’edilizia scolastica e delle scuole di secondo grado, della viabilità provinciale (135.000 chilometri, pari a circa l’84% della rete stradale nazionale extraurbana come attestato da studi ACI), della tutela dell’ambiente, del trasporto pubblico”.

“Forse, partendo dai principi sanciti dalla nostra Costituzione probabilmente buona parte delle polemiche, spesso strumentali e a fini propagandistici, verrebbero meno”.

“Il riferimento fondamentale – continua Rapicavoli – non può che essere l’art. 5 che, dopo aver affermato l’intangibile principio di unità ed indivisibilità della Repubblica, la promozione e il riconoscimento delle autonomie locali.

La Costituzione “riconosce e promuove le autonomie locali”; si “riconosce” ciò che preesiste, che ha una propria identità autonoma, non derivata o concessa; quindi riconosce Comuni e Province come enti preesistenti e attribuisce loro potestà pubbliche nel perseguimento di interessi propri delle collettività di appartenenza, secondo indirizzi di natura politico-amministrativa, distinti da quello statale e l’art. 114 li annovera tra gli Enti costitutivi della Repubblica”.

“Un lavoro finalmente serio – conclude Rapicavoli -, di confronto tra le Istituzioni, per definire in modo condiviso l’assetto delle competenze, gli ambiti ottimali per l’esercizio delle funzioni, la semplificazione amministrativa lo sta svolgendo il tavolo tecnico-politico, presso il Ministero dell’Interno, presieduto dal sottosegretario Candiani, con la partecipazione del vice Ministro Castelli, delle Regioni, di ANCI e di UPI. E’ auspicabile che tale lavoro non venga vanificato dal riaccendersi di uno sterile dibattito che appare influenzato fortemente dal periodo elettorale”.

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