Treviso

Da Oderzo a Rai3 la psicologa che studia il femminicidio

Ieri, giovedì 13, dalle 7.30 alle 8.00 e poi di nuovo alle 14.00, Rai 3 ha ospitato l’opitergina Brienza Zanella per parlare di femminicidio quale antitesi dell’amore che si conclude con una violenza.

La nota psicologa ha ricordato come, a discapito delle sempre più frequenti campagne di sensibilizzazione, il femminicio sia in Italia statisticamente stabile.

Va dallo 0,4 allo 0,6 ogni 100.000 abitanti, da circa vent’anni.

Nonostante i vari sportelli donna, le associazioni, le campagne mediatiche, il triste fenomeno non accenna a ridimensionarsi.

Alla base, ragioni socio-culturali che vedono un grande cambiamento nel ruolo della donna.
Parliamo di conquiste lavorative, sociali, poi di divorzio e aborto.
Oggi dunque un soggetto autonomo e non più l’angelo del focolare del secolo scorso.

Secondo la psicologa opitergina (ha studio in Contrada Rossa) a non essere cresciuto è l’uomo. Anzi, commenta: lo troviamo, chiuso, impaurito, aggressivo, incapace di perdere.

Poi, aggiunge, ci sono ragioni interne alla coppia.
L’ omicidio non avviene mai per caso, né si tratta di raptus.
Il femminicidio è il risultato di un’escalation che comprende una serie di violenze fisiche, verbali, sensuali… in un crescendo di quantità e intensità.

È il risultato di un forte rapporto a due malato e altamente aggressivo, commenta la professionista che ha, tra le sue spicializzazioni, anche criminologia: si tratta di un amore malato, tossico, dove l ‘altro è un oggetto mancante di rispetto.

A suo avviso, va spostata inoltre l’attenzione sull’uomo.
Non basta parlare sempre di donna vittima.
Va guardato e considerato anche l ‘altro componente della coppia.

Va studiata di più questa persona: chi è, la sua storia, il rapporto con la madre, con il padre…. se si resta sulla vittima rimaniamo fermi.

Considerare la donna inquanto vittima è giusto dal punto di vista giuridico, ma non nelle prospettive della dinamica della coppia e se quello che si cerca è una soluzione positiva.

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