Veneto

Covid ed economia/In un anno persi 345 mila autonomi

Dopo un anno di Covid hanno chiuso 345 mila “sgarantiti”. Ovvero la parte del mercato del lavoro italiano più fragile e meno tutelata. Siamo parlando del popolo delle partite Iva che rispetto agli altri lavoratori quando perdono il posto di lavoro non possono contare su nessun ammortizzatore sociale o misura di sostegno al reddito. A queste persone rimane sono la disperazione di un fallimento professionale e il chiodo fisso su come trovare una nuova collocazione lavorativa.

L’Ufficio studi della CGIA ricorda che tra febbraio 2020 e lo scorso mese di marzo l’occupazione del cosiddetto popolo delle partite Iva è diminuito di 345 mila unità, pari a una contrazione del 6,6 per cento[1].

In questo anno di pandemia tanti artigiani, esercenti, piccoli commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi non ce l’hanno fatta e sono stati costretti a gettare definitivamente la spugna. A marzo di quest’anno il numero complessivo dei lavoratori indipendenti presenti in Italia si è attestato a quota 4.893.000. 

Se in questi ultimi 13 mesi la situazione è stata molto pesante, nei prossimi la situazione non è detto che sia destinata a migliorare. Tuttavia, ricordiamo che secondo una recente indagine realizzata dall’Istat[2], sono 292 mila le aziende che si trovano in una situazione di seria difficoltà.

Sono attività che danno lavoro a 1,9 milioni di addetti e producono un valore aggiunto che sfiora i 63 miliardi di euro. Il numero medio di addetti per impresa di questa platea di aziende così a rischio chiusura è pari a 6,5.

Stiamo parlando di micro attività che, pesantemente colpite dall’emergenza sanitaria, non hanno adottato alcuna strategia di risposta alla crisi e, conseguentemente, corrono il pericolo di abbassare definitivamente la saracinesca. I settori produttivi più interessati da queste 292 mila attività sono il tessile, l’abbigliamento, la stampa, i mobili e l’edilizia. Nel settore dei servizi, invece, si distinguono le difficoltà della ristorazione, degli alloggi/alberghi, del commercio dell’auto e altri comparti come il commercio al dettaglio, il noleggio, i viaggi, il gioco e lo sport.

E’ evidente che non tutti questi operatori economici hanno chiuso o chiuderanno definitivamente i battenti nei prossimi mesi, tuttavia con lo sblocco dei licenziamenti previsto nel prossimo autunno, molti degli addetti di queste piccole attività rischiano di trovarsi senza un’occupazione regolare.

[1] Istat, Occupati e disoccupati, 30 aprile 2021

[2] Istat “I profili strategici e operativi delle imprese italiane nella crisi generata dal Covid-19”, Roma – 11 gennaio 2021. L’indagine è stata condotta su un campione di quasi 1 milione  di imprese con oltre 12 milioni di addetti che, nel complesso, rappresentano quasi il 90 per cento del valore aggiunto e circa tre quarti dell’occupazione complessiva delle imprese dell’industria e dei servizi presenti nel Paese.

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