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Coronavirus/La Cna chiede maggiori controlli nei laboratori cinesi

L’allarme per il coronavirus: la Cna del Veneto torna a chiedere nuovi controlli nella filiera della moda e in modo particolare nei laboratori cinesi.

“Nel calzaturiero della Riviera del Brenta, passando per il manifatturiero della provincia di Treviso, fino al settore del tessile a Rovigo – dichiara il segretario regionale della CNA Matteo Ribon – in questi anni in Veneto abbiamo assistito a una vera sostituzione.

E’ chiaro che davanti ad un’emergenza di questo tipo – che ha indotto la compagnia British Airways a sospendere i voli per la Cina e la Toyota a sospendere la produzione, solo per fare degli esempi – la nostra richiesta è di intensificare al più presto i controlli dei laboratori, tanti, che insistono nella nostra Regione.

I dati diffusi negli anni scorsi dalla GDF confermavano che su 10 controlli almeno 6 presentavano delle irregolarità dal punto di vista non solo della produzione, ma anche del personale impiegato che spesso risultava irregolare.

Oggi che è in corso un allarme mondiale è necessario porsi quanto il prima il problema e intervenire con delle task force”.

In media in Veneto la presenza di imprenditori cinesi è cresciuta in un anno – dal 2017 al 2018 – del 3,5 per cento.
Se si considerano poi le diverse province in alcuni casi la percentuale è anche più alta.

A Venezia per esempio si è passati da 1.832 unità a 1.932; stessa sorte anche per Treviso dove si è passati, sempre dal 2017 al 2018, da 1.339 a 1.411 unità, vale a dire il 5,4 per cento; a Verona invece i numeri parlano di una crescita che va da 1.167 a 1.229 unità, vale a dire il + 5,3 per cento.

La prima provincia per numero di imprenditori cinesi è invece Padova con 2.370 unità, quella con la minor presenza invece Vicenza con 926 unità.

“Non generalizziamo – sottolinea il segretario Ribon – ma se come dicono i controlli le irregolarità riscontrate nei laboratori cinesi sono molte è chiaro che oggi più che mai serve intervenire in maniera decisa”.

Ora dunque i controlli rappresentano una necessità non solo in termini di concorrenza sleale nei confronti delle piccole e medie imprese artigiane, ma anche come presidio legato alla salute dei cittadini: “Delocalizzare in casa, al solo scopo di aumentare i profitti, ancora una volta rappresenta una scelta sbagliata e dannosa. Oggi l’attenzione dovrà essere massima”.

Ribon guarda poi agli appuntamenti milanesi dell’alta moda in programma per le prossime settimane che vedranno il coinvolgimento anche di molte piccole imprese venete.
“E’ chiaro come l’allarme coronavirus stia generando, tra le altre, anche delle difficoltà al comparto del trasporto in generale.
Di qui i problemi che alcune imprese stanno riscontrando nell’approvvigionamento di materiale proveniente dalla Cina”.

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