Pordenone

Cordenons/la morte di Lorenza Rizzetto: archiviazione per l’autista, ma la famiglia ottiene il risarcimento

“Chi si mette alla guida di qualsiasi mezzo tenga sempre altissima l’attenzione, basta un attimo per porre fine a una vita”.
I familiari di Lorenza Rizzetto, l’83enne morta il 30 aprile dell’anno scorso a Cordenons nell’impatto tra la sua bicicletta e un mezzo pesante, lanciano un appello per sensibilizzare chi si mette alla guida.

In questi giorni gli esperti di Giesse Risarcimento Danni di Pordenone hanno concluso le delicate trattative con la compagnia assicurativa del mezzo pesante, ottenendo in favore dei familiari il dovuto risarcimento, nonostante le indagini, nell’ambito del procedimento penale a carico dell’autista, abbiamo portato a un’archiviazione.

Lorenza Rizzetto stava percorrendo via del Cristo (provenendo da via Maestra) in bicicletta.
Il camion era impegnato in una manovra per accedere al parcheggio dell’azienda Cordenons Gomme, dove avrebbe dovuto recuperare degli pneumatici per il riciclo.
Mezzo pesante e bicicletta procedevano nello stesso senso di marcia, quindi, e l’urto, seppur lieve, ha provocato la caduta della donna che ha sbattuto la testa a terra.

Le sue condizioni erano apparse subito molto serie: sanguinava ed era priva di coscienza.
Sul posto era sopraggiunto l’elicottero del 118, che aveva elitrasportato la donna all’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine.
Ricoverata in prognosi riservata nel reparto di Terapia intensiva, le sue condizioni si erano ulteriormente aggravate sino alla morte, sopraggiunta poche ore più tardi.

“Dalle indagini è emerso che il mezzo pesante stava eseguendo il secondo tentativo per entrare in quell’area privata, caratterizzata da un varco di ingresso oltremodo disagevole per un autocarro di quelle dimensioni – spiegano Luca Infanti e Debora Rallo di Giesse Pordenone – Nonostante gli elementi raccolti siano stati ritenuti insufficienti dalla Procura per procedere penalmente contro l’autista, inducendola a richiedere l’archiviazione delle indagini, abbiamo comunque ottenuto, in via stragiudiziale, il giusto risarcimento per i familiari.
La nostra tesi, infatti, suffragata dall’approfondita analisi svolta dai nostri consulenti e periti, è che l’autista, grazie ai numerosi specchietti retrovisori, interni ed esterni, presenti sul mezzo, nell’eseguire la seconda manovra di svolta a destra avrebbe comunque potuto agevolmente avvedersi del sopraggiungere della bicicletta ed evitare, così, il tragico urto”.

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